viki2lav
30.09.04, 12:43
La carica dei polacchi
Fanno i registi, i galleristi, i designer. E si sentono più vicini a
Bruxelles che a Mosca
di Flavia Capitani e Emanuele Coen
Sul grande schermo scorrono le immagini in bianco e nero di un cinegiornale
del ’52. Si celebra l’amicizia polacco-russa tra strette di mano di dirigenti
comunisti, discorsi ufficiali, parate militari. In platea, cinquantadue anni
più tardi, cinquemila giovani accalcati nel palazzo del ghiaccio di Cieszyn,
cittadina al confine tra Polonia e Repubblica Ceca, sottolineano con risate e
fischi il testo ridondante e retorico che accompagna il filmato. Arrivano da
tutta la Polonia, hanno meno di trent’anni e look no global. Sono qui per la
serata inaugurale del festival Era Nowe Horyzonty, un’occasione unica per
vedere centinaia di film da tutto il mondo. «È incredibile l’entusiasmo che
circonda il festival. I ragazzi di oggi vogliono conoscere il cinema degli
altri Paesi, sono curiosi, aperti e molto informati», racconta soddisfatto
Roman Gutek fondatore del festival. «Alla loro età avevo la stessa curiosità,
ma purtroppo noi non potevamo viaggiare». La Polonia isolata che riaffiora
nei ricordi di Gutek non somiglia a quella di oggi. Varsavia e Cracovia sono
piene di gallerie d’arte, locali notturni, bar, musei e centri commerciali. E
la nuova Polonia vuole riaffermare la propria identità culturale e artistica.
Basta vedere cosa sta succedendo nel mondo del cinema. Edi di Piotr
Trzaskalski ha vinto un premio al Festival di Berlino 2003, mentre Wesele di
Wojciech Smarzowski ha appena ottenuto una menzione speciale a Locarno. I
giovani registi si concentrano su microstorie individuali, spesso ambientate
nelle grandi città. E in queste stesse metropoli caotiche si muovono i
personaggi dei nuovi scrittori, una folta schiera di ventenni che scala le
classifiche e conquista le copertine dei magazine. «All’improvviso ci siamo
trovati a nuotare in un mare sconosciuto», racconta Agnieszka Drotkiewicz, 23
anni, autrice di Paris, London, Dachau. «Anche io sono cresciuta in una
Varsavia grigia, dove non c’erano molte cose da comprare. Oggi la città è
piena di colori, caos e vive in un consumismo isterico. Ma allo stesso tempo
oggi i ragazzi come me hanno mille possibilità di esprimersi e di essere
apprezzati». E a svecchiare definitivamente l’immagine di una Polonia dimessa
e sbiadita ora ci pensano anche gli stilisti .(...)
Segue su D, la Repubblica delle Donne del 02/10/’04