Gość: Krzys
IP: *.dialup.sprint-canada.net
24.10.03, 02:13
Po wprowadzeniu Euro w lutym br. we Wloszech wszystko zdrozalo ,najbardziej
zywnosc .Wloska rodzina srednio wydaje az o 77 euro wiecej na miesiac ,czyli
rocznie prawie tysiac .Zarobki tam maja troche wieksze niz w Polsce ,ale tez
nie rewelacyjne.Warzywa podrozaly az o 50 procent .W Italii ludzie odzywiaja
sie coraz gorzej , przestaje sie kupowac nawet owoce ,bo sa za drogie .
Za www.repubblica.it
Indagine dell'associazione degli agricoltori
"Da quando è arrivato l'euro rincari fino al 50 per cento"
Alimentari, allarme prezzi
la spesa costa 77 euro in più
E' la cifra mensile che grava sui consumi delle famiglie
ROMA - Da quando è entrato in vigore l'euro mangiare costa a una famiglia
italiana 77 euro in più al mese. E' quanto emerge dall'ultima indagine
realizzata dalla Cia, la Confederazione italiana degli agricoltori.
Dall'entrata in vigore della moneta unica la spesa alimentare è cresciuta in
termini monetari, mentre i consumi per alcuni prodotti (frutta e verdura)
sono crollati e ogni italiano ha pagato 594 euro in più.
Ma non è solo l'euro la causa dell'aumento dei prezzi: ci sono state anche
siccità, gelate, alluvioni, tagli della produzione agricola nazionale. Oltre,
ovviamente, alle inevitabili speculazioni e rincari nella stragrande
maggioranza delle volte ingiustificati.
Il risultato è che in 22 mesi, ricostruisce la Cia, "ogni famiglia ha speso
in più 1.694 Euro per la spesa alimentare, in pratica 77 euro in più al mese
rispetto a quanto si spendeva fino al 2001". Quindi, è il calcolo, "ogni
italiano ha speso in più 594 euro, in pratica 27 euro al mese. Un aumento
medio che, però, si è andato accentuando negli ultimi sei mesi, con vere e
proprie impennate dei prezzi".
Gli incrementi, fa notare dl'organizzazione agricola, si riscontrano in tutta
la filiera agroalimentare, ma non sono equamente distribuiti tra i vari
soggetti della catena alimentare: "All'origine troviamo, infatti, aumenti,
dovuti soprattutto agli effetti causati dalle avverse condizioni
metereologiche (specialmente la persistente siccità dell'estate scorsa che ha
provocato danni ingenti alle coltivazioni), che si sono mantenuti in linea
con il tasso d'inflazione programmato, eccezion fatta per alcune produzioni
ortofrutticole".
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Aumenti che, tuttavia, "si sono moltiplicati negli altri passaggi (anche sei-
sette) sino al consumo finale". Nel 2002 la spesa alimentare in Italia è
stata pari a 116 miliardi di euro, 468 euro per ogni famiglia al mese e 168
euro per ogni cittadino al mese.
Cifre che sono destinate a crescere proprio per effetto dei rincari
registrati soprattutto nell'ultimo semestre del 2003. La spinta maggiore,
puntualizza l'organizzazione agricola, "è venuta dai prodotti ortofrutticoli,
i cui acquisti incidono per il 18,1 per cento nella spesa alimentare degli
italiani".
I consumatori si sono trovati davanti aumenti medi del 15 per cento, con
punte per alcuni prodotti che hanno superato abbondantemente il 50 per cento
(è il caso delle zucchine, dei fagiolini, dei pomodori, del radicchio,delle
albicocche, delle pesche).
Anche a causa di questi incrementi, "gli italiani hanno diminuito i consumi
di frutta e verdura (tra il 10 e il 12 per cento nei primi dieci mesi del
2003).
"Nonostante ciò- insiste la Cia- la spesa quotidiana ha subito un aumento in
termini monetari". Secondo i dati elaborati su indagini Istat, "ogni
cittadino consuma all'anno 218,5 chili di ortaggi, 140,8 di frutta e 43,2 di
patate".
Nel settore della carne gli aumenti sono stati poco al di sopra del tasso
d'inflazione, mentre per pane, pasta, latte e formaggi gli incrementi hanno
oscillato dal 5 all'8 per cento. Lievi rincari, prosegue la Cia, "si sono
avuti anche per l'olio extravergine d'oliva (che nelle prossime settimane
dovrebbe ancora aumentare a causa di un calo produttivo delle olive vicino al
30 per cento) e per il vino".
Dall'indagine dell'organizzazione agricola risulta che i consumi di questi
prodotti sono cresciuti nel corso del 2002 e del 2003: "un aumento del 2,6
per cento si è avuto per il pane e per tutti i prodotti derivati dai cereali,
dell'1,7 per cento per latte e formaggi, dell'1,2 per cento per le uova".
Invece "un leggerissimo incremento (0,3 per cento) si è registrato per la
carne bovina che, comunque, ha mostrato segni di ripresa dopo il tracollo
degli acquisti causato dalla vicenda di mucca pazza".
La Cia rimarca, inoltre, che la spesa per la carne da parte degli italiani
incide del 21,9 per cento negli acquisti alimentari, per il pane e i
trasformati di cerali del 17 per cento, per i prodotti lattiero-caseari e per
le uova del 13,6 per cento, per oli e grassi vegetali del 4,7 per cento e per
il vino e le bevande alcoliche del 4,6 per cento.
Un quadro del genere secondo la Cia che "mette in evidenza la necessità di
affrontare il problema dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare
quelli dell'ortofrutta, in maniera chiara e definitiva". E'
insomma "indispensabile sviluppare il confronto che si è aperto tra governo e
parti sociali in modo da poter discutere la questione in tutti suoi aspetti".
Ma questo "non basta", puntualizza l'organizzazione agricola secondo la
quale "per contrastare i rincari occorre anche un concreto dialogo tra tutta
la filiera agroalimentare per arrivare da una completa trasparenza e
garantire così i consumatori che troppe volte si trovano frastornati sia
dagli aumenti che da una informazione confusa e parziale".
(23 ottobre 2003)
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Alimentari, la spesa
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