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    Milan padrone d Europa

      • Gość: :) Trap: "Visto che gruppo?" IP: *.acn.waw.pl 09.09.03, 00:39
        Il commissario tecnico si gode il trionfo con sorpasso sul Galles, ma guarda
        già avanti: "In Serbia troveremo un ambiente completamente diverso". Si gode
        una vittoria che, soprattutto per lui, vale doppio perché è quella che decreta
        il sorpasso al Galles verso Euro 2004 e la consacrazione delle sue idee.
        Giovanni Trapattoni che qualcuno accusava di difensivismo ha insistito col
        tridente malgrado l'assenza di Totti, dopo la gara spiega: "Forse c'eravamo
        dimenticati le difficoltà che certi avversari in campo internazionale ti
        pongono. Oggi sapevo che avremmo rischiato qualcosa in contropiede, ma
        dovevamo per forza attaccare e imporre il nostro gioco".
        Il vento è proprio cambiato rispetto al 16 ottobre scorso, giorno della
        sconfitta di Cardiff. Anche se il Trap sottolinea. "Là ci mancarono cinque sei
        giocatori chiave. Comunque avete visto che gruppo. Tutti si sacrificano, avevo
        degli acciaccati che hanno fatto di tutto per giocare, altri hanno fatto cose
        stupende e si sono adattati tatticamente. Tutti bravissimi". Eppure per un'ora
        si è sofferto. "A un certo punto pensavo che qualcuno avesse buttato in campo
        un gatto nero. Pali, traverse, salvataggi sulla linea. Ma avevo avvisato i
        ragazzi di prepararsi a una battaglia di 90'. All'inizio era dura fendere la
        loro difesa perché loro erano freschi e chiudevano bene gli spazi".
        Ora sotto con la Serbia-Montenegro. "L'importante sarà andare là con
        questo spirito. Dobbiamo recuperare energie, ma rispetto a Stoccarda
        vedo una condizione molto migliorata. Dovremo comunque aspettarci un
        ambiente completamente diverso da questo".
        • Gość: :) Trap: "Ora occhio alla Serbia" IP: *.acn.waw.pl 09.09.03, 00:42
          Dopo il trionfo sul Galles, il c.t. ringrazia il gruppo ed elogia i singoli.
          Ma invita a diffidare dei prossimi rivali. E intanto rinvia il recupero di
          Totti. Ora si tratta di completare l'opera battendo anche la Serbia-Montenegro
          mercoledì a Belgrado, ma Giovanni Trapattoni non può non godersi la fresca
          vittoria sul Galles. La settima consecutiva (eguagliata la striscia del '73)
          che allontana definitivamente i fantasmi coreani. E che vale elogi
          assortiti. "Devo iniziare da un ulteriore applauso al gruppo - esordisce il
          c.t. azzurro nella conferenza stampa mattutina - sia per lo spirito sia per la
          carica agonistica messa in campo. Il Galles l'ha messa sullo scontro fisico e
          non era neanche facile fermare i contropiede di Giggs e Bellamy. A volte è più
          facile vincere in trasferta, dove ti lasciano più spazi. Ieri ce ne hanno
          concessi solo dopo l'1-0".
          Un elogio anche allo spirito di sacrificio di chi non ha giocato nella sua
          posizione naturale. Ogni riferimento a Del Piero è puramente voluto. "Ale ha
          giocato alla grande, sia in difesa sia in attacco. E' un ragazzo
          intelligente". Un elogio ha chi segna spesso, ma ieri ha fatto buca proprio al
          festival del gol. "Vieri non ha segnato, vero, anche perché una volta è
          scivolato sul più bello, ma in avanti è stato un punto di riferimento
          fondamentale". Un elogio sobrio anche a chi di gol ne ha fatti addirittura tre
          in 11 minuti (la tripletta più veloce della storia azzurra, battuti Piola e
          Riva con 13'). "Inzaghi fa parte di questo gruppo. La nostra forza è che se si
          ferma un attaccante sappiamo che è pronto a subentrarne uno altrettanto
          valido". Un elogio ai colleghi di club. "Perché noi italiani, quando facciamo
          girare bene la palla, abbiamo qualcosa in più degli altri. Una concretezza che
          poi viene esaltata dai campioni. I miei colleghi hanno il merito di allenare
          questa caratteristica".
          Un dribbling secco, invece, quando si cerca di fargli capire che Oddo ha
          convinto più di un incerto Panucci. "In effetti ieri spingevamo di più a
          sinistra. A destra eravamo meno efficaci e profondi, ma Panucci rispetto a
          Oddo mi dà più garanzie a livello difensivo". Un altro romanista la cui
          popolarità almeno per oggi appare in calo è Francesco Totti. Lui resta un
          fuoriclasse, ma ora il Trap può guardare a Belgrado con ottimismo a Belgrado
          anche senza di lui. "Ho appena sentito Francesco al telefono - spiega il c.t. -
          , sta meglio, ma non ancora benissimo. Può correre solo dritto, sente dolore
          nelle torsioni. Meglio che recuperi con calma e torni forte come prima per la
          gara di ottobre con l'Azerbaigian".
          Chiusura per la Serbia-Montenegro. "Loro sono meno fisici dei gallesi, ma
          giocano di più e meglio la palla. Giggs aveva detto che ci avrebbero
          attaccati... i serbi lo faranno veramente. Avranno assenze importanti, non mi
          dispiace che manchino Stankovic, Kovacevic e Mihajlovic. Li saluterò
          volentieri prima del match". Finito? Mica tanto, perché c'è ancora un
          sassolino mondiale nella scarpa del Trap. All'ennesima domanda su questa nuova
          nazionale, forte, entusiasta, così diversa da quella del Mondiale, lui
          s'accende. "Non c'è tutta questa differenza. Bastava solo che ci dessero i gol
          validi contro la Croazia, non dico la Corea, e che facessi quindi riposare poi
          Cannavaro e Nesta che finiva tutto diversamente e l'entusiasmo lo vedevate già
          un anno fa...". Ora non gli resta che raggiungere e vincere l'Europeo. Lì
          Moreno non ci sarà.

          • Gość: :) Inzaghi-gol, IP: *.acn.pl / *.acn.pl 11.09.03, 00:22
            Con la Serbia finisce 1-1, mentre la Finlandia pareggia in Galles. Per
            qualificarsi agli azzurri servirà battere l'Azerbaigian a Reggio Calabria l'11
            ottobre. Il Trap aveva predetto tutto: una "caduta" del Galles prima della
            partita di Milano, la vittoria azzurra nello scontro diretto con lo stesso
            Galles e la non facile partita con la Serbia. E' stato buon profeta il
            commissario tecnico, e quella che è andata in scena a Belgrado è stata una
            partita dura, a tratti asfissiante per gli azzurri, con molti brividi per
            Buffon e che non viene ben descritta dall'1-1 finale.
            La Serbia è partita subito a tutta forza e la squadra azzurra è stata
            costretta a rinculare e a subire. Milosevic e un Kezman particolarmente
            ispirato hanno ripetutamente scaldato le mani a Buffon e fatto vedere i sorci
            verdi (per l'occasione in maglia blu) ai nostri difensori. Al di là del
            superlavoro per i due centrali Cannavaro e Nesta - sempre puntuali - a patire
            la situazione è stato soprattutto Zambrotta, impossibilitato a salire come suo
            solito in una fascia dove il traffico "in entrata" impediva ogni velleità "in
            uscita". Si è sudato parecchio e non solo in difesa: il centrocampo ha
            faticato a reggere l'urto serbo e tanti palloni si sono persi sulla mediana.
            Per fortuna al 22' arriva il gol del solito (ottimo in questa come in altre
            occasioni) Inzaghi. Come per magia la partita cambia faccia, la Serbia pare
            perdere fiducia in sé e lascia che gli azzurri crescano. I nostri ne
            approfittano per guadagnare metri e riconquistare spazi. La tregua non dura
            molto però. Nel giro di un quarto d'ora la Serbia esce dal blackout e il primo
            tempo si chiude ancora con gli azzurri schiacciati dalle parti di Buffon.
            Il tema non muta nella ripresa. E' sempre la Serbia a schiacciare e l'Italia a
            contenere e cercare di ripartire. Al 6' Trapattoni toglie un Camoranesi
            confuso e inconcludente e butta nella mischia Gattuso, ma la mossa non riesce
            comunque a togliere pressione sulla retroguardia azzurra. Trapattoni allora si
            gioca anche la carta Fiore al posto di Inzaghi. Il risultato però non cambia,
            anzi. La Serbia sembra crescere e l'Italia è sempre più costretta a fare gli
            straordinari in fase difensiva. Al 23' Buffon si salva in extremis togliendo
            il pallone del 1-1 dai piedi di Ljuboja. La sofferenza sale e la notizia del
            pareggio della Finlandia in Galles non è sufficiente a rassicurare gli azzurri
            che continuano a non riuscire a mettere il naso oltre la linea di metà campo.
            Vieri e Del Piero non hanno mai l'occasione di far rifiatare la squadra: i
            palloni che arrivano loro sono solo dei lunghi rilanci difficili da
            controllare e la difesa ha sempre la meglio. Al 34' entra Corradi per un
            dolorante Vieri (il dottor Ferretti poi parlerà di "trauma contusivo al collo
            del piede sinistro"), ma al 36' la pressione serba riesce ad avere la meglio
            sul muro difensivo azzurro. Ilic vince un rimpallo su calcio d'angolo e Buffon
            non può nulla. Gli ultimi 10' sono da incubo, ma la fortuna vuole che il
            Galles non riesca a tornare in vantaggio con la Finlandia e il pareggio finale
            a noi è sufficiente. Ora basterà battere l'Azerbaigian a Reggio Calabria l'11
            ottobre per essere sicuri di andare in Portogallo.
      • Gość: :) Il Milan alla prova Mazzone IP: *.acn.pl / *.acn.pl 12.09.03, 23:27
        Sabato sera al Meazza i rossoneri sfidano il Bologna. Ancelotti alza la
        guardia: teme l'arguzia del collega rossoblu. In campo nessun brasiliano,
        eccetto Dida. Allarme a Milano: arriva "Carletto" Mazzone. Sù la guardia,
        quindi, perché quando il tecnico romano esce dal tunnel di San Siro per le
        milanesi c'è sempre da soffrire. Lo sa bene Ancelotti, l'altro "Carletto" del
        calcio nazionale. I suoi sorrisi, la consapevolezza di avere in mano un gruppo
        sereno e decisivo (Inzaghi insegna), non nascondono comunque una certa
        preoccupazione dettata dalla consistenza delle squadre allenate da Mazzone.
        Ancelotti ha atteso l'arrivo dei brasiliani prima di fare il punto della
        situazione, anche se il Bologna lo ha rivoltato come un calzino, studiandone
        pregi e difetti. "Sarà una partita difficile sin dall'inizio, come sempre
        avviene contro le squadre medio-piccole". Un sospiro e una constatazione che
        non fa una piega: "Mazzone imposterà la partita con la solita arguzia".
        Un po' come ha fatto nella prima giornato del campionato Menichini, tecnico
        dell'Ancona e allievo di Mazzone. "Non so se il Bologna giocherà come i
        marchigiani - ha affermato Ancelotti -, so soltanto che all'esordio con il
        Parma, gli emiliani mi hanno fatto un'ottima impressione. In attacco non c'è
        più Cruz, ma è arrivato Rossini, che ha caratteristiche simili. Anzi: per
        quello che ci ha fatto l'anno scorso nell'Atalanta si è rivelato più
        pericoloso dell'argentino".
        Lui la partita ce l'ha già chiara in mente: "Noi dovremo essere bravi ad
        aggredire i loro portatori di palla rubando subito i palloni davanti. Confido
        nelle ottime condizioni dei nostri attaccanti. Da domani la stagione entra nel
        vivo, visto che martedì tornerà anche la Champions League, ma all'Ajax
        penseremo poi. Per quanto riguarda il campionato, spero che la squadra possa
        ripetere il girone d'andata dell'anno scorso, quando fece 39 punti".
        I presupposti per fare bene ci sono tutti e Ancelotti sa quanto potranno
        essere decisivi i brasiliani. Di Kakà ha ammirato lo strepitoso gol con la
        maglia della Selecao ("è capace di fare molto di più"). "Sono tornati tutti
        con uno spirito positivo - ha fatto notare -; credo che anche dal punto di
        vista fisico le partite con la nazionale siano servite per smaltire il lavoro
        fatto in preparazione. Adesso aspetto solo di valutare i campioni del mondo,
        anche se un loro impiego con il Bologna è difficile. Un discorso a parte
        riguarda Dida e Cafù che, a causa dell'emergenza che si è creata in difesa,
        potrebbe essere convocato. Per quanto riguarda gli altri, se non sorgeranno
        necessità particolari, non verranno neanche in panchina".
      • Gość: :) Sheva-Inzaghi e il Milan va IP: *.acn.pl / *.acn.pl 13.09.03, 22:55
        Al gol dell'ucraino, risponde Nervo, decisiva zampata del bomber azzurro per
        il 2-1 a 5' dalla fine. Dopo gli anticipi rossoneri in testa con la Lazio.
        Contro Carlo Mazzone l'arguzia non è mai abbastanza. Il faticoso 2-1 con cui
        il Milan batte il Bologna conferma ampiamente la tesi. Carlo Ancelotti lo
        sapeva bene; aveva avvisato i suoi. Lampo rossonero quello di Shevchenko al
        10' del primo tempo (terzo gol in due partite), altrettanto bello quello di
        Nervo 22 minuti dopo. Splendida la girata e la rete della vittoria di Inzaghi
        all'85'. Partita dai due volti: bella e noiosa, con finale a sorpresa.
        Senza lo squalificato Maldini, Ancelotti rilancia Laursen, in ottima forma, in
        mezzo alla difesa con Nesta, mentre Simic e Costacurta proteggono fascia
        destra e sinistra. Dei brasiliani emerge solo la testa di Dida; tutti gli
        altri, eccetto Cafu, che non ha giocato in settimana con la Nazionale, in
        tribuna. L'altro Carletto puntella il centrocampo con cinque uomini effetto
        cerniera, tre difensori e Signori alle spalle di Rossini. Effetto defilante.
        Ma non basta ai rossoblu per spaventare il Milan, arruffone sì per i primi
        dieci minuti, ma implacabile quando Pirlo mette in testa a Shevchenko l'idea
        del gol, con una difesa bolognese troppo statica. La rete dell'ucraino fa da
        spartiacque, perché da quell'istante, fino al pareggio del Bologna compreso,
        gioca solo il Milan.
        I rossoneri esaltano doti già conosciute, come la capacità di far girare la
        palla, per di più attraverso tocchi di prima che mettono chiaramente in
        difficoltà gli emiliani. Punti di riferimento Inzaghi e Sheva, soprattutto il
        biondino di Kiev, in forma strepitosa. Il direttore d'orchestra è Pirlo. Il
        regista rossonero è una macchina razionale che dispensa palloni e suggerimenti
        da applausi. Mentre il Bologna, con la mente pensante Locatelli intrappolata a
        metà campo, gioca praticamente nella sua trequarti senza sbocchi per Signori e
        Rossini. Milan padrone del campo, che sfiora il raddoppio due volte con
        Inzaghi e Shevchenko, imbeccati, guarda un po', da Pirlo, Bologna che va in
        gol con Nervo, gesto spettacolare il suo, capitalizzando l'unico tiro in porta.
        Il messaggio di Nervo viene metabolizzato da Dalla Bona in apertura di ripresa
        con un destro dalla distanza che Dida para in due tempi. Chiaro l'intento di
        Mazzone: aggredire i portatori di palla rossoneri e sfruttare il contropiede
        puntando su Locatelli e Nervo. Pirlo c'è sempre. Intermittenti Seedorf e,
        soprattutto, Rui Costa, a tratti inguardabile. Lo capisce anche Ancelotti che
        gioca la carta Serginho nella fase più anonima della sfida in cui a emergere è
        solo l'agonismo di Gattuso. Entra anche Cafu per Simic, idea che si propone di
        dare più velocità alla fascia rossonera.
        Mazzone, che è un ottimo scacchista, sistema il centrocampo: toglie Locatelli
        e Colucci e dà spazio a Pecchia e Amoroso. Così al Milan che non riesce più a
        produrre gioco, viene a corrispondere un Bologna ordinato che non si danna
        l'anima per cercare il gol, ma che sfrutta quando è possibile gli spazi. Viene
        in mente così ad Ancelotti l'idea del tridente: fuori Seedorf, dentro
        Tomasson. L'entrata del danese apre corridoi e reagala varchi. Timidi
        tentativi, Sheva che quasi replica e gol splendido di Inzaghi, la punta più
        alta del tridente. Quella decisiva. Mazzone avrà da ridire.
      • Gość: :) Milan-Ajax, la storia si ripete IP: *.acn.pl / *.acn.pl 16.09.03, 01:54
        Carlo Ancelotti è di buon umore e lo conferma quando sdrammatizza il problema
        delle scelte degli uomini per la formazione anti-Ajax, nell'esordio di quella
        Champions vinta neanche quattro mesi fa: ''Non ho più dubbi sulla formazione
        di domani, ho avuto un sogno chiarificatore... scherzi a parte, non è detto
        che là davanti giocheranno Inzaghi e Shevchenko, perché anche se stanno
        facendo benissimo non credo di aiutarli a restare in condizione spremendoli;
        Inzaghi ha giocato tantissimo nelle ultime due settimane e io devo cominciare
        a pensare anche al Perugia''. Largo a Rivaldo quindi? ''Con lui ho parlato ad
        Ancona e per quanto mi riguarda abbiamo chiarito tutto. Lui, Kakà e Rui stanno
        tutti bene e hanno le stesse possibilità di scendere in campo. Rui deve stare
        tranquillo, S. Siro è uno stadio difficile che in passato ha già criticato
        altri grandi giocatori; gli ho spiegato che sabato sera mi è spiaciuto
        toglierlo ma dovevo variare l'assetto tattico della squadra''.
        ''Siamo contenti e orgogliosi di esordire nella nuova Coppa da campioni in
        carica - prosegue il tecnico rossonero -: l'anno passato siamo partiti un po'
        nell'ombra, quest'anno invece siamo sotto i riflettori, sarà più difficile ma
        lo sappiamo, siamo pronti. E' fondamentale partire bene come abbiamo fatto
        l'anno scorso. Quando ripenso al gol contro l'Ajax a Milano di Tomasson (tra
        parentesi lo reputo un ottimo attaccante e anche per lui vale il discorso
        fatto in precedenza), rivivo quei dieci pirotecnici minuti con grande gioia ed
        emozione. Quest'anno, anche se hanno perso Van der Meyde e Chivu, mi aspetto
        ancora una squadra basata sul possesso palla e sulle variazioni di ritmo, non
        sarà facile''.
        Chiusura sul campionato. ''Ieri sera ha vinto anche la Juve, non sarà un
        campionato per nulla facile, ogni partita può essere decisiva''. Sul dopo
        Bologna: ''Non è vero che sono stato duro con la squadra, ho solo ricordato ai
        giocatori che, come è accaduto l'anno scorso per Ambrosini che all'inizio è
        stato impiegato poco e poi ha trovato il suo spazio, la stagione è lunga e c'è
        bisogno dell'apporto di tutti''.
        Della sfida con l'Ajax ha parlato anche capitan Maldini, costretto a un lungo
        stop prima dalla sosta per la Nazionale poi dalla squalifica dopo
        Ancona. "L'effetto di iniziare da campioni in carica è bellissimo. Aumentano
        le responsabilità, ma è molto meglio partire da campioni che dal preliminare
        come l'anno scorso. E lo facciamo in quella che per noi è forse la
        competizione più importante. L'Ajax ha cambiato pochissimo, noi anche, per cui
        se finisse come l'anno scorso andrebbe benissimo. L'Ajax comunque sa giocare a
        calcio, magari nel quarto di finale della scorsa Champions non ha tirato
        tantissimo in porta, ma loro sono maestri nel possesso palla".
        • Gość: :) E subito Champions Inzaghi IP: *.acn.pl / *.acn.pl 17.09.03, 16:05
          Milan-Ajax, tutto in una scheggia. Novanta e passa minuti ad alta velocità,
          con occasioni per tutti. Partita vibrante e ad alta tensione che alla fine i
          campioni di Europa vincono per 1-0, sfidando gli olandesi a una sorta di
          ultimo duello, con tanto di espulsione di Gattuso e parata miracolosa di Dida
          nel recupero. Un esordio sotto il segno di Inzaghi che mette in tasca
          l'ennesimo malloppo.
          Kakà dal primo minuto, Kakà gradito dalla folla, è sufficiente sentirne il
          boato quando il suo nome viene pronunciato dalla speaker. Ecco la grande
          novità di Milan-Ajax. Kakà circondato dalla sicurezza di Pirlo, alle spalle,
          Gattuso e Seedorf, ma uomo di riferimento per lanciare in gol Shevchenko e
          Inzaghi. Una grande responsabilità che Carlo Ancelotti consegna al talento
          brasiliano dopo la riunione tecnica di martedì pomeriggio. Ronald Koeman non
          può disporre dell'infortunato Grygera in difesa, ma non fa drammi: davanti a
          Lobont, Pasanen ed Escudè hanno tutta la sua fiducia.
          Bell'Ajax, che affronta il Milan a viso aperto, sfruttando la sua potenzialità
          a 360 gradi, con i cursori Trabelsi e Pienaar i quali macinano il campo e
          servono palloni maligni che tengono in apprensione la difesa rossonera.
          Trabelsi, soprattutto, è una mina vagante. Costacurta che non sta bene
          (lascerà dopo 33' per Laursen), riesce miracolosamente a tenergli testa. Ma
          l'Ajax è anche Van der Vaart, minaccioso con i suoi tiri dalla distanza,
          compresa una traversa scheggiata al 25'. Per vedere il Milan occorre attendere
          sedici minuti, quando Shevchenko al volo di sinistro alza oltre la traversa un
          pallone d'oro.
          E Kakà? C'è, eccome: un buon esordio. Il brasiliano quando riceve palla (forse
          troppo poco), fa i numeri. Sfrutta la sua velocità, usa l'arma del dribbling,
          e tira: lo fa due volte, una volta sfiorando il palo, senza dimenticare il
          tocco per Sheva il cui tiro viene deviato in angolo. Bell'Ajax, si diceva, che
          fa girare la palla di prima e all'olandese. Il Milan alza ritmo e baricentro.
          Pirlo dirige, Seedorf spesso pecca di narcisismo mandando all'aria buoni
          proposito di bel gioco, lacune subito sfruttate dai lancieri che partono in
          contropiede con azioni a largo respiro. E palle gol come quella del 35' in cui
          Dida fa valere le sue ragioni su Ibrahimovic. Due squadre che si annullano in
          campo, che ci provano in tutti i modi a farsi del male.
          Copione rispettato anche nella ripresa. E' Paolo Maldini a caricare la
          squadra, quasi irretito dalle pause delle menti pensanti rossonere, tra
          l'altro marcate a perfezione dagli olandesi. Ci prova Sheva su suggerimento
          del capitano, una prova di forza a cui l'Ajax risponde per le rime con
          Ibrahimovic. Il possente attaccante non ha in Sonk la spalla ideale. Così
          Koeman gli mette accanto Sneijder che regala peso all'attacco olandese, pronto
          a sfruttare gli inesauribili polmoni di Trabelsi e Pienaar. Serve
          contrapposizione, ecco quindi Serginho al posto di Seedorf. Sarà, ma il suo
          ingresso coincide con il gol al 22' di Inzaghi, appostato come un avvoltoio su
          una corta respinta di Lobont. Serginho è velocità pura, soprattutto quando si
          accentra e fa valere il suo benzene. Sarà, ma il Milan per due volte sfiora il
          raddoppio con Shevchenko e confeziona il suo momento migliore. C'è spazio
          anche per Ambrosini, portatore di palla essenziale contro un Ajax che non ne
          vuole sapere di mollare. Entra per Inzaghi a cui basta un lampo per scatenare
          un ciclone. Nascono così i primi tre punti del Milan formato Champions. Ma
          quanta sofferenza. Chiedetelo a Dida, altro eroe dell'ultima frontiera e
          dell'ultimo minuto su colpo di testa di Van Der Vaart.
          • glimmung Re: E subito Champions Inzaghi 17.09.03, 16:59
            Czy admin nie może zbanować tego balasa?
      • Gość: :) I rossoneri passano con Gattuso IP: *.acn.pl / *.acn.pl 22.09.03, 15:21
        I rossoneri passano con Gattuso, ma poi subiscono il ritorno del Perugia che
        pareggia con Vryzas. Palo di Sheva, espulso Ambrosini, infortunato Inzaghi. Il
        Curi non fa per il Milan. Dall'ostico catino i rossoneri escono con un 1-1 che
        tutto sommato non è da buttare visto come si erano messe le cose. Apre le
        marcature Gattuso con una prodezza personale, pareggia Vryzas con un colpo di
        testa spettacolare. Tutto nel primo tempo. Poi, nella ripresa, Filippo Inzaghi
        abbandona per infortunio (un colpo di frusta, con controllo in ospedale) e
        Ambrosini si fa espellere per un fallaccio su Gatti al 25'.
        Insomma, ormai è cosa nota: il Curi è come la tana del lupo. Fare l'agnello
        non conviene. Così il Milan indossa l'abito della spavalderia giocando i primi
        venti minuti a testa alta senza sbavature. Funziona l'asse Kakà-Rui Costa, con
        Shevchenko arretrato rispetto a Inzaghi e Gattuso e Ambrosini a ricucire nella
        parte più arretrata del centrocampo. Milan brioso e imperioso nel suo possesso
        palla; Perugia timoroso, che non riesce a scalfire l'impeccabile difesa
        rossonera senza Nesta, la cui assenza pesa troppo. Tutto funziona bene nei
        primi 20 minuti, si diceva, con Kakà che estrae dal cilindro i suoi numeri e
        Rui che spadroneggia ringhioso. Mai quanto Gattuso che chiude il cerchio con
        un gol che non ti aspetti. Un pallone con tanto di firma, gestito alla grande,
        fatto passare sotto le gambe di Di Loreto e spedito all'angolo destro di
        Kalac.
        Ma nella tana del lupo non sempre la vita è facile. I predatori prima o poi
        digrignano i denti. Così i grifoni alzano il ritmo, coprono di più, sfruttano
        la superiorità numerica a centrocampo, con l'inserimento da dietro;
        accorgimenti che mettono in luce le qualità di Bothroyd e Vryzas, mentre Rui
        Costa e Kakà, che spesso si accentrano troppo, si defilano. E sale in cattedra
        Ze Maria che inventa un assist d'autore per Vryzas, il cui colpo di testa è
        antologico quanto il cross del brasiliano.
        Sarà il caldo, forse di più il muso duro dei grifoni, ma la ripresa esordisce
        con gli umbri a ruota libera: sicuri in difesa, micidiali nelle ripartenze,
        votati a tutto pur di mangiarsi il Milan. I rossoneri faticano nei piccoli
        spazi, propri dove i ragazzi di Cosmi inventano guizzi impensabili. La sauna
        incide sul rendimento di Maldini e compagni che non brillano nella fluidità
        della manovra. Servirebbe il prodigio di un singolo, anche se ci si mette il
        palo fra Shevchenko e la rete del vantaggio. Ancelotti prova a far ragionare
        di più la squadra inserendo l'estro di Pirlo al posto quello più rozzo di
        Gattuso.
        Entra anche Gatti per Fusani e nella fase più anonima della partita il Milan
        rischia la débacle: prima si infortuna Inzaghi (al suo posto Tomasson), poi
        Ambrosini si fa espellere per un fallo assurdo su Gatti, gesto scellerato che
        obbliga Ancelotti a togliere Shevchenko e inserire Cafu, prevedendo l'assalto
        del Perugia. Senza più idee, spente le candele di Rui Costa e Kakà - geni
        nell'anonimato -, il Milan soffre in dieci, ma alla fine porta a casa un punto
        d'oro. La tana del lupo è rimasta ancora una volta inviolata.
        • Gość: viper Re: I rossoneri passano con Gattuso IP: 62.233.150.* 23.09.03, 15:08
          Rozszyfrowałem cię, koleś. Jesteś kibolem Juve i założyłeś się z kimś, że jak
          wygra Milan w finale to przez rok będziesz na tym forum pisał o Milanie po
          Włosku. Zgadza się? Napisz "si" albo "no"
          • Gość: :) Io non tiffosi Juve IP: *.acn.pl / *.acn.pl 28.09.03, 21:38
            "si".
          • Gość: :) "si" IP: *.acn.pl / *.acn.pl 01.10.03, 15:45
            forum.gazeta.pl/forum/72,2.html?f=31&w=6218574&a=6218574
            • Gość: www Re: "si" IP: 157.25.125.* 01.10.03, 17:54
              Dobrze, że ja nie złożyłem takiego oświadczenia a byłem blisko bo miałbym
              problem :)))
              i z językiem i z dotrzymaniem obietnicy:)))
              No ale nie każdy jest tak wytrwały jak nasz kolega :)
              • Gość: :) Re: "si" IP: *.acn.waw.pl 01.10.03, 18:01
                Molto grazie.
      • Gość: :) SuperSheva e il Milan vola (Lecce a Milan) IP: *.acn.pl / *.acn.pl 28.09.03, 21:35
        Shevchenko-show. L'ucraino spezza le reni a un buon Lecce con una doppietta.
        Ma tanto di cappello al genio di Rui Costa e Kakà: sublime l'azione del
        brasiliano che porta al gol Tomasson per il 3-0 finale. E a fine partita il
        colpo di scena clamoroso. Galliani ai microfoni Rai: "Stiamo cercando di
        convincere Rivaldo a restare. Almeno fino a gennaio, ma anche di più. Il Milan
        ha tante partite da giocare, ci sarà spazio anche per lui". Il brasiliano,
        presente in borghese, dice la sua in merito: "Non è ancora deciso, stanotte ci
        penserò. Non sarà facile, ma domani saprete la decisione definitiva".
        Per non correre rischi l'allenatore giallorosso Delio Rossi ripropone il 3-5-2
        già sperimentato a Roma contro la Lazio e in casa con l'Ancona, ma senza il
        punto di riferimento Chevanton, mica briciole. Senza Seedorf, Kaladze, Pancaro
        e Costacurta, indisponibili, e Ambrosini, squalificato, Ancelotti si affida al
        4-4-2, con Tomasson e Shevchenko coppia d'attacco, mentre la sorpresa è
        Inzaghi in panchina. Un posto privilegiato per osservare meglio la partenza
        affannosa di un Milan aggredito dal Lecce che affonda con un centrocampo
        affollato e una frenesia sorprendente. Dodici minuti di black-out rossonero in
        cui i salentini giocano la palla di prima a ritmo elevato, sfruttando i piedi
        e il fisico di Vucinic e l'imprevedibilità di Konan, uno che crea scompiglio.
        La traversa di Rui Costa al 12' attacca la spina e il Milan comincia a
        giocare, sfruttando il talento di Rui e Kakà e la copertura di Pirlo.
        Essenziali quando si tratta di far ragionare la squadra, come in occasione del
        gol. Un fraseggio strepitoso tra il numero 10 e il brasiliano, con palo del
        portoghese, palla raccolta da Cafu, veloce a regalare a Shevchenko l'assist
        per la facile rete. Ma se la partita decolla il merito è dei giallorossi, del
        loro piglio a centrocampo e sulle fasce. Il Lecce non ha timori. Senza mai
        perdere il controllo esibisce armi taglienti: pressing e velocità, cercando la
        superiorità numerica quando "il difensore" Serginho non supporta i compagni di
        reparto. La scuola di Delio Rossi è medicina per il Milan che scioglie le
        briglia e a intermittenza dà spettacolo.
        Ma la squadra di Ancelotti ha bisogno di segnali. La grande occasione per
        Vucinic al 3' della ripresa è un campanello d'allarme eloquente. Il Milan, con
        Simic al posto di Cafu, risponde con Tomasson, ma deve sempre fare i conti con
        l'intraprendenza dei salentini che attaccano ma si difendono con una calma
        olimpica, senza mai scoprire il fianco. Insomma, cercare la via del gol è un
        impresa non da ridere per il Milan. Rossi, che ci crede, regala più energia al
        suo attacco e toglie Konan per Bojinov nel momento sicuramente più intenso dei
        giallorossi.
        L'ingresso di Redondo per Pirlo non è un fulmine nella notte, ma anticipa lo
        strepitoso raddoppio di Shevchenko, un abile gioco in pochi centimetri con
        bolide sul primo palo; da accademia del calcio. Si spegne inevitabilmente il
        Lecce, domato dall'ucraino, in stato di grazia, e dall'inevitabile gap
        tecnico. Esaltato da Kakà con il magico assist a Tomasson.
        • juve_maciek :) - jak jest po włosku "przepraszam" ?? 01.10.03, 18:36
          Drogi :) !!!
          Ze względu na forum.gazeta.pl/forum/72,2.html?f=31&w=6218574&a=6218574
          przepraszam cię za obraźliwe wypowiedzi pod twoim adresem.
          Powodzenia w dotrzymywaniu obietnicy:)

          I niech ten rok się już kończy!!!!!!!!!!!!!
          • Gość: :) Per l`amor di Dio IP: *.acn.pl / *.acn.pl 01.10.03, 19:07
            Escusi.
            Molto grazie. Non problemo.
            • juve_maciek Re: Per l`amor di Dio 01.10.03, 22:47
              Gość portalu: :) napisał(a):

              > Escusi.
              > Molto grazie. Non problemo.

              Rozumiem, że to do mnie...

              Escusi...
      • Gość: :) Uno due tre, Milan ( Inter - Milan) IP: *.acn.pl / *.acn.pl 06.10.03, 11:30
        Vince il Milan 3-1. Ironizzare sul pronostico- boomerang di Hector Cuper
        ("Finirà 2-0 per la squadra di casa") serve a poco. Se Moratti gliene darà il
        tempo, è più utile che il tecnico argentino, ancor prima dei suoi giocatori,
        faccia una severa autocritica. L'Inter infatti ha iniziato a perdere anche
        questo derby ancor prima di scendere in campo proprio per le scelte troppo
        prudenti del suo allenatore. L'esatto contrario ha fatto Carlo Ancelotti,
        preferendo, oltre a un modulo più spregiudicato, due giocatori portati a
        offendere come Seedorf e Cafu agli incontristi Ambrosini e Simic. Il Milan
        raggiunge così la Juve in vetta, a più 5 sui nerazzurri.
        Cuper conferma Adani centrale, con Cordoba a sinistra. Centrocampo titolare,
        con Kallon ad affiancare Vieri in attacco. Ancelotti preferisce Kakà a Rui
        Costa come vertice avanzato di un centrocampo completato da Gattuso, Seedorf e
        Pirlo. L'inizio della gara è appunto figlio delle scelte dei due tecnici, con
        un'Inter più preoccupata di contenere il Milan che di metterlo in difficoltà.
        Ecco che Kallon si sfianca in marcatura su Pirlo, lasciando Vieri troppo solo,
        e Cristiano Zanetti guarda a vista Kakà. Con l'ipotetica superiorità numerica
        a centrocampo (che però Emre sfrutta poco e male), i due esterni nerazzurri
        dovrebbero mettere in difficoltà i terzini del Milan, invece sia Van der Meyde
        sia Kily faticano a entrare nel match. Anzi, l'olandese ne esce e basta, visto
        che al 35' Cuper lo sostituisce con Helveg per avanzare capitan Zanetti.
        Quattro minuti dopo Inzaghi segna su carambola, ma il vantaggio ci può stare
        perché il Milan ha il merito di giocare meglio e più velocemente la palla,
        laddove l'Inter la "rumina" finendo col trovare l'avversario perfettamente
        schierato. L'alternativa è il lancio lungo per Vieri, che ci prova ma sbatte
        inevitabilmente contro il muro eretto da Nesta e Maldini. Con i terzini
        portati ad attaccare gli spazi, Seedorf e Kakà molto mobili e le due punte che
        svariando non danno punti di riferimento, i rossoneri invece si avvicinano più
        facilmente all'area avversaria.
        Cuper nell'intervallo gioca la carta Martins, ma passano appena 30 secondi che
        Gattuso fa i comodi suoi nell'area avversaria e scodella un cross che il
        solissimo Kakà deve solo spingere in rete. L'Inter accusa il colpo,
        s'innervosisce (De Santis grazia Cannavaro già ammonito), ci prova lo stesso,
        con tanta grinta ma poca lucidità. Il Milan in compenso va a nozze perché ora
        ha pure l'arma del contropiede. Al di là degli affanni difensivi dell'Inter
        (pesantissima l'assenza di Materazzi, ma l'aver rinunciato alla velocità di
        Cordoba in mezzo e a un terzino sinistro di ruolo è un'altra colpa grave di
        Cuper), la differenza continua a farla il centrocampo. Da una parte Pirlo fa
        ripartire bene l'azione per meriti propri, ma soprattutto perché i compagni
        sanno sempre come e dove muoversi. Dall'altra ci sono invece troppi portatori
        di palla, ma nessuno capisce che il compagno lo aiuti di più attaccando gli
        spazi che restandogli vicino per un inutile passaggio orizzontale. L'ultima
        mezzora si trasforma così in una grandinata di cross nerazzurri dalla
        trequarti in cui si esaltano Nesta e Maldini e si deprime il solissimo Vieri.
        Inzaghi e Sheva in contropiede potrebbero fare sfracelli, ma l'ucraino aspetta
        il 32' per chiudere il conto. Il gol di Martins, due minuti dopo, vale solo
        una capriola e tanta rabbia.
      • Gość: :) Il Milan fugge con la Juve IP: *.aster.pl / *.acn.pl 19.10.03, 23:19
        Moviole, discussioni. Il gol di Stankovic. C'era eccome la rete della Lazio
        sullo 0-0, ma l'arbitro Racalbuto opta per un inesistente fuorigioco. Così a
        vincere è il Milan per 1-0 grazie un gol di Pirlo nel primo tempo. Vittoria
        meritata, almeno per il numero di occasioni capitate ai rossoneri che ora si
        godono la vetta in compagnia della Juventus.
        Nella partita del buon ricordo, di Albertini da una parte e di Nesta e Pancaro
        dall'altra, di Inzaghi contro Inzaghi, il Milan fa presto a capire che il
        cammino sarà tortuoso e in salita. La Lazio è squadra quadrata, brava a
        chiudere gli spazi a centrocampo e a ripartire in velocità. Un 4-4-2 austero,
        ma pratico, in cui i biancocelesti aggiungono il pepe delle sovrapposizioni,
        dei guizzi sulle fasce e retoriche marcature a uomo che non guastano mai, vedi
        la francobollatura di Stam su Inzaghi. Milan strano. A tratti evanescente,
        all'improvviso reattivo. Con le sue teste pensanti che ragionano a metà. Pirlo
        presente. Seedorf ogni tanto. Kakà a tratti, ma che quando prende palla fa
        salire l'audience. Lazio, copia dei rossoneri. Esplosiva prima, sonnecchiosa
        poi; proprio secondo copione, esattamente come già mostrato nell'altalenante
        inizio di campionato.
        La squadra di Mancini inizia con il passo giusto, a partire dall'occasione di
        Lopez dopo cinque minuti, imbeccato da Fiore al millimetro. Gioco corto in
        mezzo, attitudine a confondere le idee al Milan che tutto sommato ci casca.
        L'affondo di Shevchenko al 10', su cui Inzaghi arriva con due fili d'erba di
        ritardo, sembra il segnale del cessato allarme. La Lazio invece continua a
        rullare. Albertini fa il metronomo, Fiore e Stankovic i bravi cursori, che
        uniscono classe a potenza. Insomma, una bella Lazio che va pure in gol al 17'
        con Stankovic. Festa rovinata da Racalbuto, perfettamente in linea, che
        annulla il gol regolare ai romani.
        L'incidente è la linea di confine dei primi 45'. Il Milan trova le misure e
        finalmente comincia a giocare calcio e a passare in vantaggio con Pirlo, a cui
        potrebbe aggiungersi il bolide di Cafu. Equilibrio sostanziale, tutto sommato:
        Milan più pericoloso sotto porta, Lazio più brillante. Ma alla ricerca di
        tenuta e continuità. Il primo accorgimento di Mancini è in difesa, con Oddo al
        posto di Couto e Stam centrale destro. Sfida senza scrupoli e squadre
        allungate. Oddo regala brio sulla fascia, ma il Milan tiene bene in difesa,
        coperta da un centrocampo ora più attento e con un Gattuso da medaglia d'oro.
        Meriterebbe il gol il rossonero, bordata che sfiora il palo, subito dopo la
        grande occasione capitata a Pancaro, ma deviata da Peruzzi.
        L'occasione d'oro ce l'ha Lopez, ma la spreca; Inzaghi Filippo potrebbe
        raddoppiare, ma incontra Peruzzi sulla sua strada. A Mancini che a perdere non
        ci sta, viene in mente di togliere Albertini per Inzaghi Simone che va a fare
        la spalla a Corradi, mentre Lopez fa il quarto di sinistra del centrocampo. Ma
        sono i polmoni l'anello mancante della Lazio. Il Milan sembra saperlo, aspetta
        al varco e amministra gioco, ma senza affondare mai il colpo decisivo. Per
        Mancini l'ultima occasione si chiama Muzzi: trazione anteriore senza Fiore ma
        con una punta in più. Ma sono il palo di Sheva e sulla ribattuta il tiro di
        Kakà respinto sulla linea da Oddo a dare sostanza all'1-0 finale.
        • Gość: viper Re: Il Milan fugge con la Juve IP: 62.233.150.* 21.10.03, 09:33
          Fajnie, że udało mi się trafić. Nie widziałem wcześniej Twojego posta ze
          zobowiązaniem. Życzę wytrwałości. Jeszcze do maja baaardzo daleko.
      • Gość: :) "Non meritavamo di perdere" IP: *.aster.pl / *.acn.pl 23.10.03, 20:58
        Sconfitte sì, ma senza drammi. Così è stata digerita la notte di Champions
        League da Milan e Lazio battute rispettivamente in casa dal Bruges 1-0 e a
        Londra dal Chelsea 2-1.
        "Ci è mancato solo il gol - ha spiegato Carlo Ancelotti, dopo la prima
        sconfitta in Champions - è stata una serata sfortunata: non meritavamo di
        perdere e il loro portiere, Verlinden, è stato attentissimo, un
        sicuro protagonista della serata. Nel finale forse abbiamo accentrato troppo
        il gioco, non sfruttando le fasce, però prima di cross ne avevamo messi tanti
        e loro sono stati molto attenti". E il Bruges? "Ha giocato esattamente la
        partita che voleva giocare e che ci aspettavamo, con una buona difesa e il
        contropiede: e infatti ci ha chiuso gli spazi e poi ci ha punito sull'unica
        occasione che ha creato". Sulla scelta di Seedorf al posto di Rui Costa: "Io
        non ho mai detto che avrebbe giocato, ho solo risposto a una domanda dicendo
        che il momento di Rui non era mai passato. Non si trattava di un ballottaggio
        tra Rui e Kakà, ma tra Rui e Seedorf. Ho scelto Clarence perché già ci mancava
        Gattuso, non mi sembrava il caso di stravolgere ulteriormente il centrocampo
        rispetto alle ultime due partite".
        Sulla qualificazione il tecnico del Milan è tranquillo: "Questa sconfitta fa
        tornare tutto in ballo, ma non è il caso di fare drammi. Il girone ora è in
        equilibrio, dovremo cercare di far bene nella prossima partita a Bruges, dove
        ci attende lo stesso tipo di gara di stasera. Dopo un buon esordio con l'Ajax,
        non abbiamo giocato bene a Vigo, ma stasera sì: abbiamo creato tanto, il fatto
        è che ogni partita è difficile, complicata. Un po' come in Italia". "Questa
        sconfitta non è una tragedia - ha aggiunto il vicepresidente del Milan Adriano
        Galliani - E poi è solo la prima della stagione. Dobbiamo pensare subito alle
        prossime partite di campionato contro Samp e Juve, poi concentrarci sulla
        trasferta in Belgio. Un impegno alla volta, tutti da affrontare cercando di
        vincere".
        Anche Roberto Mancini, dopo la sconfitta della Lazio col Chelsea, è deluso ma
        non preoccupato: "La gara si era messa bene, avevamo saputo controllare il
        Chelsea per tutto il primo tempo senza correre eccessivi pericoli ed invece.
        Nel nostro girone la situazione si è solo complicata, ma non è ancora
        compromessa". "Abbiamo pagato carissimo un paio di disattenzioni - dice
        l'allenatore della Lazio - Eppure avevamo avuto diverse occasioni per chiudere
        la partita. Sarebbe bastato
        sprecare qualche contropiede di meno. Invece, soprattutto nel secondo tempo,
        questi contrattacchi partivano sempre troppo lentamente, dando a loro la
        possibilità di recuperare".
        Molto soddisfatto il tecnico dei Blues, Claudio Ranieri: "Una vittoria
        assolutamente meritata - dice il tecnico romano - contro una grande squadra.
        Alla fine del primo tempo temevo finisse come con il Besiktas: noi a giocare
        bene e gli altri a vincere. Invece la reazione che cercavo dopo la battuta
        d'arresto in campionato c'è stata. L'ho chiesta e l'ho avuta".
      • Gość: :) Super Milan, la Samp puo poco IP: *.aster.pl / *.acn.pl 27.10.03, 15:30
        Dallo 0-0 di Vigo allo 0-1 del Meazza contro il Bruges. Segnali di Europa che
        scricchiola. Premonizioni. Timori fondati. Invece a Genova la smentita. Tutto
        si ricompone, la macchina del Milan torna a funzionare e per la Sampdoria non
        c'è scampo. A Marassi finisce con un ineccepibile 3-0, frutto di una partita
        perfetta, giocata a tutto campo. Segnano Tomasson e due volte Shevchenko; il
        primo al 38', l'ucraino al 59' al termine di un'azione da cineteca e al 92'.
        Walter Novellino per compiere il suo miracolo punta sulla classe di
        Yanagisawa: fascia destra al giapponese, corridoio sinistro a Diana; ruoli che
        vengono invertiti dopo venti minuti di gioco. In attacco Bazzani e Flachi. C'è
        invece panchina per Ricardo Kakà. Ancelotti ripropone Serginho in difesa (come
        contro il Lecce), Rui Costa trequartista, con Gattuso, Pirlo e l'ex Seedorf
        puntellatori di centrocampo. Non c'è, appiedato da una contrattura, Inzaghi e
        Sheva si deve accontentare di Tomasson, uno che il suo dovere lo fa sempre. Il
        furore della Samp è quello che il mondo si aspetta. Questo Milan va aggredito,
        pressato in mezzo, circondato.
        Ai blucerchiati riesce bene tutto fino al 15', quando l'intermittente
        Yanagisawa impegna duramente Dida dal limite. Mediti sull'atteggiamento del
        Milan che appare confuso. In realtà è un quarto d'ora di analisi in cui i
        rossoneri ricavano che questa Sampdoria è temibile sì, ma non può competere
        davanti al sapiente modo di far girare la palla milanista da cui scaturisce il
        primo affondo con grande parata di Antonioli su botto di Rui Costa. La Samp
        compie l'errore di arretrare facendosi schiacciare irrimediabilmente dal Milan
        che dopo un incessante lavoro ai fianchi, buca Antonioli con Tomasson, rapace
        quanto Inzaghi, abile nello sfruttare l'uscita a vuoto dell'ex romanista. Il
        gol ha il pregio di scuotere la Samp che fa tremare Dida prima con Flachi, poi
        con Diana: due tiri dalla distanza che la dicono lunga sulla difficoltà dei
        blucerchiati a trovare spazi nell'area milanista.
        L'irascibile Novellino capisce quanto sia duro il percorso. Vede Bazzani
        boccheggiare, capisce che Yanagisawa non può competere lì in mezzo. Gli
        subentra nella ripresa Zivkovic, da cui Novellino si attende fluidità e
        fantasia. Non è il cambio in grado di far girare il vento. Ci prova con Doni
        al posto del fragile Palombo; niente da fare. Anzi, è il Milan a comandare in
        ogni reparto con una gestione della palla di rara efficacia. Come in occasione
        del raddoppio, una splendida azione tutta di prima con sinistro finale di
        Sheva su assist di Serginho. Da antologia. L'ingresso di Colombo per Flachi?
        Inezie. Tanto quanto quelli di Kakà per Seedorf (grande la sua prestazione) e
        Pancaro per Simic. Utile però quello del brasiliano perché da lui parte il 3-0
        di Sheva. Il 3-0 viene stampato a caratteri cubitali nel grigio pomeriggio di
        Marassi. Il Milan lancia la sfida alla Juventus.
        • Gość: :) Milan e Juve si dividono tutto IP: *.aster.pl / *.acn.pl 01.11.03, 23:53
          Alla fine Nelson Dida alza bandiera bianca. Dopo tre parete eccezionali e un
          palo, non regge all'ennesimo tentativo di Di Vaio che regala alla Juve il
          pareggio dopo la rete del vantaggio del Milan firmato da Tomasson. Un 1-1
          ricco di emozioni, maturato nella ripresa dove accade di tutto, reti e grandi
          occasioni comprese.
          Milan-Juve è anticipata dallo sbeffeggio. La stilettata al fianco arriva dai
          coreografi rossoneri. "Old Trafford, Manchester 28 May, 2003" e sotto "The
          Champions" con trofeo srotolato; una città, una data e un titolo che dicono
          tutto. Sarà, ma è proprio quella coppa, rimasta sul groppo, a scatenare i
          bianconeri. La rabbia della Juve ha il ritmo della padronanza e della
          sicurezza almeno per i primi venti minuti di gioco. Difesa compatta che non
          concede spazi, ripartente improvvise, verticalizzazioni e meno gioco di fascia
          compongono il mosaico della Signora.
          Il Milan ammicca, si difende. Sheva e Tomasson sono braccati
          dall'organizzazione difensiva del quartetto arretrato di Lippi. Il leone, mai
          un caso, è Gattuso. Il centrocampista lotta a tutto campo senza mai perdere di
          vista Zambrotta e con lui è Pirlo a dirigere un'orchestra dalle ali tarpate
          che non riesce ad allungarsi, alla ricerca di un'invenzione. Ma Rui Costa e
          Seedorf soffrono i raddoppi (splendido Appiah) senza mai estrarre dal cilindro
          palloni giocabili, mentre Serginho ha poco campo dovendo fare i conti con un
          Camoranesi particolarmente ispirato. Nedved ci prova più volte dalla distanza
          e per vedere una vera azione sul fronte opposto bisogna attendere una giocata
          di Sheva per Gattuso al limite, spezzata dalla solita zolla impazzita di un
          campo che salta ad ogni contrasto. Partita muscolosa e raramente bella, che si
          incattivisce e che Racalbuto fatica spesso a contenere.
          E' un match difficile da gestire. Ancelotti e Lippi confermano tutto
          all'inizio della ripresa alla ricerca del guizzo del singolo. L'atto secondo è
          più gradevole e propone un Milan più incisivo che predilige la
          verticalizzazione, come nel caso del gol annullato a Sheva per un millimetrico
          off side, a cui risponde Di Vaio scheggiando il palo. Adesso sì che ci si
          diverte. Maldini è sontuoso e Dida si supera respingendo un bolide di
          Trezeguet. Risponde Gattuso e dopo la sostituzione di Seedorf con Ambrosini
          arriva la rete di Tomasson che conferma il suo mostruoso quoziente minuti
          giocati-gol.
          Obbligata ad attaccare la Juve sfiora il pari, ma è Dida che incredibilmente
          respinge un colpo di testa ravvicinato di Di Vaio. Lippi toglie Camoranesi per
          Miccoli; Ancelotti replica sostituendo Tomasson con Pancaro per chiudere
          ulteriori spazi in difesa e lasciare libero Serginho sulla fascia, e Rui Costa
          con Kakà. Al Milan che cerca di gestire l'eredità di Tomasson risponde una
          Juve caparbia che giustamente agguanta il pareggio con un capolavoro di Di
          Vaio che finalmente doma Dida. Tanto rumore per nulla verrebbe da dire, ma tra
          le prime della classe sembrava già una pagina scritta.
      • Gość: Poki Re: Milan padrone d Europa IP: *.internetdsl.tpnet.pl 03.11.03, 09:00
        czy ty kiedyś napiszesz coś po polsku? nie żeby mi przeszkadzały twoje posty,
        jestem pewien że są bardzo ciekawe ;) ale tak sobie myślę czy ty w ogóle umiesz
        mówić po polsku :D
        pozdro
        • juve_maciek Re: Milan padrone d Europa 03.11.03, 12:51
          Gość portalu: Poki napisał(a):

          > czy ty kiedyś napiszesz coś po polsku? nie żeby mi przeszkadzały twoje posty,
          > jestem pewien że są bardzo ciekawe ;) ale tak sobie myślę czy ty w ogóle
          umiesz
          >
          > mówić po polsku :D
          > pozdro


          Umie, sam sie przekonalem. Gdzies w tych postach byl taki ciekawy link.
          Przegladnij sobie Poki, przeczytaj o co chodzi w pisaniu po włosku i życz ":)"
          wytrwałości :-).



          A jeśli chodzi o mecz Milan-Juve, to niech sie AC Milan cieszy, że ma Didę na
          bramce, bo gdyby nie on, 3 pkt. pojechalyby do Turynu.

          Juve mistrzem jest i będzie. Czekam na trzecią gwiazdkę na koszulce.
          • juve_maciek Re: Milan padrone d Europa 03.11.03, 12:54
            A oto ten link: forum.gazeta.pl/forum/72,2.html?f=31&w=6218574&a=6218574
            • Gość: Poki Re: Milan padrone d Europa IP: *.internetdsl.tpnet.pl 03.11.03, 14:01
              no proszę, rzeczywiście można życzyć ci tylko wytrwałości ":)", ciekawe czy
              złożysz podobne oświadczenie przed następnym finałem :))))
              Dzięki Maciek za link, ale w najbliższym finale Ligi Mistrzów Juve nie zagra:P
              Pozdro
              • juve_maciek Re: Milan padrone d Europa 03.11.03, 14:35
                Gość portalu: Poki napisał(a):

                > Dzięki Maciek za link, ale w najbliższym finale Ligi Mistrzów Juve nie zagra:P
                > Pozdro

                Nie ma sprawy, a co do Juve, to weź się człowieku pu(o)knij w głowę.
                Oczywiście, że zagra, a nawet wygra !! Juve w finałach LM występuje seriami.
                • Gość: :) Quando la serie A fa autogol IP: *.aster.pl / *.acn.pl 03.11.03, 15:38
                  Milan e Juve che continuano un entusiasmante duello al vertice, gol-meraviglia
                  a grappoli, una Roma pragmatica e sicura di sé che tallona da vicino le due
                  capolista, un'Inter in crescita che trova la prima vittoria della gestione
                  Zaccheroni, cancella angoscianti tabù legati al Chievo e ridà vigore alle
                  speranze di rimonta (in fondo, mancano 26 partite alla fine). Per tacere della
                  Lazio ritrovata, del Parma che si conferma mina vagante, del Modena-
                  rivelazione.
                  Eppure tutti questi temi positivi vengono offuscati dagli autogol che il
                  calcio riesce con il masochismo scientifico dei suoi dirigenti a segnarsi. Non
                  bastava la censura del commissario Ue Monti al decreto spalma-ammortamenti e
                  le polemiche che ne sono seguite, anche il presidente della Roma, Franco
                  Sensi, ha riattizzato il fuoco della sua antica polemica anti Juve e Milan con
                  l'ultima incredibile esternazione sul "pareggio programmato" tra le due di
                  testa. Così il lunedì dopo una bellissima giornata di calcio sui campi rischia
                  di venire sopraffatto dai cascami di un calcio parlato velenoso e avvelenato.
                  Peccato.
                  Adriano Galliani, vicepresidente del Milan e presidente della Lega Calcio, non
                  ha voluto commentare le dichiarazioni del presidente della Roma. "Da quando
                  sono presidente della Lega - ha detto questa mattina Galliani - mi sono
                  imposto di non commentare le dichiarazioni degli altri presidenti". Più
                  ironico, invece, il commento di Ancelotti: "Se davvero fosse stato un pareggio
                  programmato - ha detto il tecnico del Milan - allora dovremmo cambiare
                  mestiere e fare gli attori perché lì siamo dei fenomeni. Anche perché è
                  evidente che con il pareggio volevamo aiutare sia la Roma sia la Lazio. Lo
                  ripeto, siamo dei fenomeni".
                  Galliani è invece tornato sulla legge contestata dalla Ue e conosciuta come
                  salvacalcio, obiettando che è "sbagliato" parlare di decreto spalmadebiti,
                  mentre è corretto parlare di ammortamenti. "Quella legge - ha commentato - è
                  servita ad affrontare la questione ammortamenti. È una questione delicata,
                  stiamo facendo studi con professori universitari e avvocati per vedere cosa si
                  può fare. È un problema complesso di tipo giuridico-comunitario. Ma è
                  sbagliato parlare di debiti".
          • Gość: :) Re: Milan padrone d Europa IP: *.aster.pl / *.acn.pl 03.11.03, 15:30
            Molto grazie Maciek vel. Juve
            :):):)
            • juve_maciek Re: Milan padrone d Europa 03.11.03, 15:46
              proszę bardzo. Juve padrone d'Europa
              • Gość: :) Re: Milan padrone d Europa IP: *.aster.pl / *.acn.pl 03.11.03, 15:50
                :):):)Non, Juve non padrone.....
                • juve_maciek Re: Milan padrone d Europa 04.11.03, 11:12
                  Ale jeszcze sobie w tym sezonie padronnie (nie wiem jak brzmi czas przyszły
                  od "padrone") :)
      • Gość: :) Magia di Kak& agrave;, il Milan fa festa IP: *.aster.pl / *.acn.pl 04.11.03, 23:33
        Una magia brasiliana regala al Milan tre punti preziosissimi nella corsa alla
        qualificazione agli ottavi di Champions League (ora i rossoneri sono primi nel
        girone). E allora raccontiamo subito l'episodio decisivo: al 41' della ripresa
        Kakà (che Ancelotti ha già deciso di richiamare in panchina per fare entrare
        Ambrosiani) riparte in contropiede. Sulla sua destra vede Cafu e il fantasista
        decide di cedergli il pallone. A questo punto l'esterno aspetta un paio di
        secondi e poi pennella un tocco sotto che scavalca due belgi e corre in
        direzione amica: Kakà arriva in corsa, non ci pensa due volte e sfodera un
        destro di piatto al volo che s'infila all'incrocio.
        Una rete bellissima che premia un Milan in versione "eroica": i rossoneri,
        infatti, hanno giocato per un'ora in 10 uomini (espulso Nesta ammonito due
        volte nel giro di pochi minuti). Non solo, nel corso del primo tempo hanno
        perso per infortunio anche Maldini (per il capitano un problema muscolare che
        sarà valutato nelle prossime 48 ore, ma si teme uno stop di oltre un mese).
        Eppure nella ripresa, senza i due centrali difensivi e in inferiorità
        numerica, il Milan è stato superiore al Bruges (e giocando molto meglio del
        Milan battuto a San Siro dai belgi) per agonismo e senso tattico. Insomma, un
        certo Niels Liedholm (che per i rossoneri non è proprio un signor nessuno)
        sosteneva che in 10 si gioca meglio. Una tesi non sempre condivisa da tutti,
        ma che in Belgio è stata confermata in pieno.
        LA GARA - I padroni di casa sceglievano di lasciare l'onore della partita ai
        rossoneri optando per la collaudata difesa a cinque e con il solo (ma sempre
        pericoloso) Mendoza di punta. Ancelotti, invece, schierava due esterni di
        fascia offensivi (Pancaro e Cafu) nel tentativo di trovare cross utili per i
        due attaccanti. Kakà, infine, era praticamente libero di svariare su tutto il
        fronte offensivo alla ricerca della zolla giusta. I primi minuti confermavano
        i timori della vigilia: i belgi erano tutt'altro che sprovveduti ed
        effettuavano un pressing asfissiante sui centrocampisti (Pirlo in primis). Non
        solo, gli sbocchi sulle fasce arrivavano a metà: sulla destra Cafu faticava a
        trovare il passo giusto restando quasi sempre a fianco dei centrali, mentre
        dall'altra parte Pancaro arrivava al cross in diverse occasioni, ma quasi mai
        il suo spunto portava risultati apprezzabili.
        Non è un caso se l'unica occasione da rete per il Milan non nasceva da
        un'azione corale, ma da uno spunto personale: Seedorf si beveva due difensori
        ed entrava in area di rigore. Al momento di calciare, però, il pallone aveva
        uno strano rimbalzo e l'olandese colpiva male. Sembrava il preludio per un
        finale di marca rossonera, ma in due minuti accadeva di tutto. Al 35' si
        faceva male Maldini (al suo posto Costacurta) e 120 secondi dopo l'arbitro
        espelleva Nesta per una doppia ammonizione molto fiscale. Ancelotti era
        costretto a richiamare Tomasson in panca per far posto a Simic: la difesa
        rossonera passava a tre, mentre in avanti era Kakà a dare una mano a Sheva. Il
        primo tempo finiva senza altri sussulti.
        La ripresa si apriva con i rossoneri ben disposti. Non solo, il Milan andava
        alla conclusione due volte in pochi secondi (Sheva e Gattuso) sfruttando
        l'arma preferita dei belgi: il contropiede. Ma l'uomo in meno in difesa si
        vedeva tutto al nono minuto quando Mendoza poteva colpire di testa a botta
        sicura da dentro l'area di rigore: la traversa salvava Dida. Dopo un'altra
        conclusione dell'attaccante peruviano i belgi iniziavano a perdere colpi. Era
        pertanto il Milan, pur con l'uomo in meno, a giocare meglio. I rossoneri
        avevano anche la palla buona per passare in vantaggio al 30': sul cross di
        Pancaro si avventava Sheva, ma il colpo di testa dell'ucraino era fuori
        misura.
        Nel finale Gattuso e Seedorf correvano per quattro, ma il Bruges sfiorava lo
        stesso il vantaggio dopo un contropiede: Dida salvava il risultato su un
        velenoso tiro a giro di Stoica diretto all'angolino. E quando lo 0-0 sembrava
        un risultato sicuro, ci pensava il duo brasiliano a cambiare la partita con il
        gol di Kakà che regalava al Milan tre punti a ritmo di samba.
      • Gość: :) Champions, in tre allo sprint IP: *.aster.pl / *.acn.pl 06.11.03, 14:35
        Due terzi del cammino verso gli ottavi, un'italiana qualificata, una sull'orlo
        dell'eliminazione ma ancora padrona del proprio destino e le altre due che
        dovranno soffrire fino all'ultimo, ma sono pur sempre in testa al trenino dei
        rispettivi gironi. Questo il quadro Champions dopo la quarta giornata.
        Vediamolo nel dettaglio, ricordando che la Juventus è già agli ottavi (24-25
        febbraio, 9/10 marzo) grazie al pari di San Sebastian e alla contemporanea
        vittoria dell'Olympiakos sul Galatasaray.
        GIRONE B - Quello dell'Inter sembra un film già visto in entrambi i gironi
        eliminatori della scorsa Champions. Come allora una partenza sprint e un arrivo
        col fiatone, con la prospettiva di dover vincere in trasferta la gara finale.
        Allora i nerazzurri furono costretti a vincere ad Amsterdam e Leverkusen,
        questa volta, per evitare di giocarsi tutto il 10 dicembre a Kiev, l'Inter
        dovrà battere il 25 novembre l'Arsenal, che con la vittoria di mercoledì sugli
        ucraini si è rilanciata. Una vittoria sui Gunners varrebbe la qualificazione a
        prescindere dal risultato di Lokomotiv-Dinamo.
        GIRONE G - La doppia sconfitta contro il Chelsea complica parecchio la vita
        alla Lazio, ma gli uomini di Mancini restano padroni del proprio destino. Se
        infatti vinceranno entrambe le sfide che restano, andranno agli ottavi. Battere
        il Besiktas all'Olimpico il 26 novembre è obbligatorio, ripetersi il 9 dicembre
        a Praga con lo Sparta quasi, perché i turchi, che chiuderanno in casa col
        presumibilmente qualificato Chelsea, battendo gli inglesi andrebbero a 9,
        contro gli 8 della Lazio in caso di pareggio a Praga.
        GIRONE H - Per il Milan la stessa situazione di classifica dell'Inter. I
        rossoneri sono la locomotiva di un trenino chiuso dal Bruges. Vincere il 26
        novembre ad Amsterdam significherebbe ottavi di finale. Un pari o una sconfitta
        con l'Ajax costringerebbero i rossoneri a vincere in casa la gara del 9
        dicembre con il Celta Vigo, con gli spagnoli che, battendo nella prossima gara
        i belgi, arriverebbero a San Siro con un punto in più (se il Milan perde ad
        Amsterdam) o alla pari (se il Milan pareggia). In quest'ultimo caso sarebbe
        decisivo il risultato dei lancieri a Bruges.
      • Gość: :) Milan, lo 0-0 ti va stretto/Super Di Vaio fa ... IP: *.aster.pl / *.acn.pl 09.11.03, 21:13
        Parma e Milan ci provano con tutte le loro forze, ma a entrambe - oggi - manca
        sempre un centesimo per fare un euro. Senza Adriano il Parma è un'orchestra
        senza primo solista, che suona bene ma non trova gli a solo, con Tomasson il
        Milan non sa sfruttare gli attimi fuggenti che sono invece il pane di Inzaghi
        (entrato solo a un quarto d'ora dalla fine). Così tra due squadre che volevano
        vincere esce un pareggio per niente scontato ma giusto, in un match nel quale
        il Parma ha attaccato con più insistenza e il Milan ha creato le occasioni più
        nitide.
        Nel primo tempo il fervore parossistico delle api operaie del Parma ha
        infastidito i capimastri del centrocampo milanista, tra i quali Kakà ha
        vissuto 45' da imboscato e il solo Pirlo trovava modo di regalare assist d'oro
        che però i compagni sprecano (grave in particolare l'errore di Tomasson);
        Marchionni sulla destra era un moscerino che faceva venire il mal di testa a
        Pancaro e a sinistra il tris tascabile Junior-Filippini-Bresciano induceva
        Cafu a dimenticare le antiche scorribande. Il Milan attaccava con frequenze
        più lente ma dagli effetti micidiali, che regalavano brividi supplementari
        alla infreddolita ma vociante Curva Nord dei Boys parmigiani.
        Nella ripresa il Milan ha impresso sigilli indimenticabili all'esordio in A (a
        29 anni) di Vincenzo Sicignano (Frey era acciaccato e indisponibile): due
        paratone su Seedorf e Shevchenko hanno fatto capire ai rossoneri che un punto
        al Tardini poteva essere bene accetto, specie se là dietro Nesta e Costacurta
        chiudevano col mastice ogni fessura provocata da un Gilardino generosissimo e
        davvero promettente, ma troppo isolato per strappare di più. E questa volta
        nemmeno Kakà usciva da un pomeriggio anonimo a illuminare il risultato per i
        suoi.

        Super Di Vaio fa volare la Juve
        Lippi dovrà ringraziarli ancora un volta. Aspetti Alessandro Del Piero e
        ritrovi Marco Di Vaio e Fabrizio Miccoli. È ancora la Juventus delle riserve:
        inseguono e battono l'Udinese 4-1. La fuga solitaria (grazie al pari a Parma
        del Milan) è tutta degli amici "sostituti" di Del Piero nel vero senso della
        parola.

        Per Ale c'è tempo, la Juventus va avanti comunque. Sognava un ritorno diverso
        il capitano: sta largo a sinistra, e non è la sua posizione preferita, va al
        tiro una volta (al 10' del secondo tempo su rigore) ma con il piede molle. Ha
        voglia di riprendersela questa Juve, ma quando potrebbe sbaglia la più comoda
        delle occasioni. E se ne va sotto la doccia, con il magone. Il regalo glielo
        fanno i sostituti. Il romano, che la Juve se l'è sudata, ma questa volta forse
        l'ha conquistata davvero, con il gol 4000 entra nella storia bianconera. E
        l'attaccante tascabile che sta fuori e zitto, ma in campo appena può urla.
        La Juve fugge, ma deve rincorrerla a fatica questa vittoria che alla fine
        diventa una goleada. È compatta, orgogliosa, insaziabile, come al solito, ma
        stranamente inconcludente e va sotto per il rigore di Jankulovski. Ha la testa
        sgombra (perché gli ottavi di Champions League sono già al sicuro) e le gambe
        titolari e fresche (dell'undici che ha pareggiato a San Sebastian in campo ci
        sono solo Iuliano e Nedved, l'instancabile). Il modulo è quello con i tre
        trequartisti alti dietro a Trezeguet: Camoranesi a destra, Del Piero a
        sinistra e Nedved dove vuole. Appiah e Tacchinardi intercettano e rilanciano.
        Sono cross, folate veloci e insistenti, di tutti, anche di Thuram. E tanti
        tiri da fuori che però non trovano la porta.
        Il merito è dell'esperienza di De Sanctis e della compattezza dell'Udinese che
        sta bene in campo, pressa e si difende con ordine, e quando può si fa anche
        vedere in attacco. La difesa a tre di Spalletti (dove Pierini brilla per un
        paio di anticipi importanti), diventa a quattro con Manfredini schierato per
        contenere Camoranesi (sempre più simile a quello dell'inizio della passata
        stagione) che arretra. Manca Pizarro a centrocampo, ma c'è un certo
        Jankulovski - non a caso raccomandato un anno fa da Nedved - che ha voglia di
        mettersi in mostra e la infila su rigore. Si vede poco Fava, orfano della
        spalla preferita (Iaquinta è in panchina), mentre Jorgensen e Sensini
        ricordano a Buffon che gioca anche lui.
        La volontà non manca, ma la Juve sbaglia molto. Quando nella ripresa
        Camoranesi infila è in fuorigioco. Poi il fallo di mano (o spalla?) di
        Bertotto potrebbe far decollare i bianconeri, ma il destro di Del Piero trova
        solo la traversa. Non è da lui, ma non è ancora lui. La partita è bella,
        l'Udinese risponde a tono a una Juve che incassa (per un'uscita azzardata di
        Buffon su Fava) ma ci prova sempre. E quando ritrova l'attacco "giusto",
        quello che l'ha portata sin qui, si scatena. L'Udinese è in ginocchio. Di Vaio
        due volte, Miccoli, poi Trezeguet che se la merita. È festa. Sì, anche per Del
        Piero.
      • Gość: :) Trap k.o., ma trova Cassano IP: *.aster.pl / *.aster.pl 13.11.03, 17:47
        VARSAVIA, 12 novembre 2003 - L'Italia perde 3-1 in Polonia, il barese al
        debutto confeziona un gol-gioiello. Le reti dei polacchi di Bak, Klos e
        Krzynowek. L'ha attesa tanto questa Italia, forse l'ha trovata quando meno se
        l'aspettava. Ma non ha perso tempo. Con classe, con quella che il mondo gli
        riconosce, Antonio Cassano da Bari, il fenomeno "ribelle" della Roma, ha
        segnato il suo primo gol azzurro dopo appena 19' da giocatore della nazionale
        maggiore. E che gol, un cucchiaio, di quelli che ultimamente vanno di gran moda
        a Roma, con dedica speciale e triste, alle vittime della strage in Iraq, il
        terribile attentato alla base dei Carabinieri a Nassiriya dove hanno perso la
        vita 18 italiani. Per loro Trapattoni piange durante l'inno, per loro Cassano
        non esulta. E' l'unico sorriso dell'Italia in Polonia, la prima e unica rete
        azzurra in una terra che resta un tabù. L'amichevole finisce 3-1, qui l'Italia
        non ha mai vinto e non ci riesce neanche questa volta. Ma questa volta la testa
        è da un'altra parte.
        Quando si parte e per 15' l'Italia è ancora abbracciata davanti alla tribuna.
        La squadra di Janas, ex grande difensore, abituata ai -2° di Varsavia e ferita
        nell'orgoglio dall'eliminazione dall'Europeo in Portogallo la sorprende,
        subito, due volte in 12 minuti (tra il 6' e il 18') e sempre su calcio
        piazzato. L'Italia è spaesata, assente, sul tiro da fuori e di interno destro
        di Bak e sul raddoppio di testa di Klos tutto solo davanti a Toldo. Pensi: che
        sfortuna, una volta che non c'è Buffon, una volta che fa il titolare... Ma il
        portiere dell'Inter non si perde, anzi si rifà alla grande con i pugni sulla
        gran botta di Zurawski nel finale. L'Italia si riprende prima, per fortuna.
        Anzi, un minuto dopo il 2-0, Marchionni l'altro debuttante (che si vede meno
        perché troppo largo e soffocato da Zewlakow) lancia, Vieri (sempre nervoso)
        prolunga e Cassano infila con un pallonetto. Ci sarebbe anche un rigorino per
        Bobo lanciato in rete e colpito da Zewlakow in caduta. Ma l'arbitro sorvola. La
        Polonia è squadra fisica, pratica e concreta, recupera palla e riparte, spinge
        sulle fasce con Kosowski e Krzynowek e Zewlakok. L'Italia è poco unita e troppo
        macchinosa, cerca passaggi che su questo campo ghiacciato sono difficili.
        Il Trap, nella ripresa, preferisce Materazzi a Cannavaro perché può contrastare
        Rasiak sulle palle alte, ma poi esce per infortunio (entra Ferrari). Poi Oddo
        per Pancaro (con Panucci che va a sinistra) cercando la spinta che nel primo
        tempo non si è vista. Si passa dal 4-4-2 (con Cassano seconda punta) al 4-3-1-2
        con Cassano trequartista dietro Di Vaio e Vieri. Ma un lampo di lucidità e
        velocità arriva solo quando entra Miccoli per Di Vaio (anche lui troppo isolato
        a sinistra) e Cassano torna a fare la seconda punta. Grosso va meglio di
        Panucci, Gattuso meglio di Marchionni perché non è un esterno sinistro di
        centrocampo. Miccoli e Cassano si fanno sfuggire la palla del raddoppio. Così,
        per una vecchia regola del calcio, si incassa: al 40' gran tiro di Zurawski,
        Toldo si stende, lo aiuta il palo. Sulla respinta Krzynowek manda sulla
        traversa, la palla rimbalza a terra, dentro la linea. E' la prima sconfitta del
        2003 per L'Italia che, qualificata all'Europeo, aveva sino a oggi vinto otto
        gare e pareggiato una volta. E' il primo stop dopo 10 risultati utili, gli
        azzurri non incassavano tre gol da quattro anni, dal 13 novembre '99, a Lecce,
        con il Belgio. Ma non importa, non conta nulla quella partita. Oggi poi, il
        calcio conta davvero poco.
        • Gość: viper Re: Trap k.o., ma trova Cassano IP: 62.233.150.* 14.11.03, 14:57
          No, to została Ci jeszcze mniej więcej połowa dystansu. Współczuje i
          jednocześnie gratuluję wytrwałości.
          Czy jak Milan znowu dotrze do finału i wygra, to znowu będziesz przez następny
          rok pisał po włosku?
          pozdr
          • Gość: :) verso viper IP: *.aster.pl / *.acn.pl 14.11.03, 17:36
            Si. Molto grazie.:):):)
      • Gość: :) Sheva qualifica il Milan IP: *.acn.waw.pl 27.11.03, 00:06
        Andriy Shevchenko, ancora una volta lui. Chiamiamolo "Mister Shevcentodue"
        dopo la perla all'Ajax: uno strepitoso stop di petto e un rasoterra
        imprendibile per Lobont. E' il gol dell'1-0 finale, che consegna al Milan il
        primo posto nel girone H e l'aritmetica promozione agli ottavi di finale della
        Champions League; così sicuro che nemmeno una sconfitta contro il Celta a
        Milano potrebbe scalfire la leadership rossonera nel girone. Partita gestita
        con sufficienza dai rossoneri sul piano del gioco, ma contro un Ajax in
        emergenza.
        Al Milan che deve fare a meno di Nesta in difesa, infatti, si contrappone un
        avversario ai minimi termini. Senza uomini di grido come Van der Vaart,
        Pienaar, Trabelsi, Sonck e Grygera, Koeman deve pescare nella nidiata di casa,
        ventenni, o giù di lì, che hanno impresso il marchio dei Lancieri nella pelle.
        Sì, perché i piccoli olandesi giocano a memoria, con un possesso di palla
        innato e una determinazione straordinaria. Ma le assenze cancellano anni di
        calcio totale, perché Koeman fa giocare i suoi con un'insolita marcatura a
        uomo, a tratti feroce, come accade a Kakà martoriato dal ringhioso Yakubu. Il
        Milan all'inizio fatica a giocare con gli esterni, ma con il passare dei
        minuti prende il sopravvento.
        Gli olandesi cercano di colpire con manovre avvolgenti e tiri dalla distanza,
        ma la prima occasione è rossonera con una botta di Inzaghi che sfiora la
        traversa. De Jong lo imita poco dopo, praticamente l'unico brivido offerto dai
        padroni di casa. Con un sontuoso Pirlo alla regia il Milan chiude gli spazi,
        mentre Kakà mostra i suoi limiti sulla destra. Ancelotti lo capisce ben presto
        e ordina al brasiliano di restare al centro, mentre Yakubu gli morde le
        caviglie. La grande occasione arriva al 38' quando Pirlo scodella in area per
        Inzaghi a tu per tu con Lobont; potrebbe essere il classico gol del rapace
        Superpippo, ma il centravanti manca l'aggancio. Al 40' esce Ibrahimovic per un
        problema muscolare. Al suo posto entra il vecchio Litmanen. Ajax quindi a una
        punta contro un Milan con tre difensori di ruolo.
        Nella ripresa Ancelotti modifica la difesa. Toglie l'incerto Laursen e lo
        sostituisce con Pancaro che va a occupare l'out sinistro. Benefico l'ingresso
        dell'ex laziale perché con le sue azioni in profondità regala ossigeno e
        occasioni. Deve averlo pensato anche Cafu dopo un primo tempo sonnecchioso. E'
        dai piedi del brasiliano che parte infatti l'assist per Sheva in occasione del
        vantaggio. Il Milan alterna giocate leziose e veloci contropiede, mentre
        l'Ajax fatica a concretizzare, impegnando poco Dida, sempre attento sui tiri
        da lontano, protetto da una difesa dove Maldini e Costacurta fanno la
        differenza. Inzaghi, stanchissimo e giustificabile dopo la lunga assenza,
        viene sostituito con Ambrosini, mentre Kakà lascia a Rui Costa per un finale
        in cui si registrano gli unici due errori di Pirlo, magnifico interprete della
        sfida. Chiuso il discorso della fase a gironi, ora il Milan ha tutto il tempo
        per pensare a Yokohama.
      • Gość: :) Milan - Modena 2:0/Super-Sheva fa volare il Milan IP: *.acn.waw.pl 30.11.03, 22:22
        Di chi ha paura Paolo Maldini? Di Andriy Shevchenko. L'amico rossonero che
        potrebbe soffiargli il Pallone d'Oro. Il re-bomber del campionato (12 gol in
        11 partite) è l'essenza di questo cinico Milan che quasi inebriato batte un
        bel Modena 2-0 con una sua doppietta. D'autore. Un gol splendido per tempo
        dalla trama identica: verticalizzazione, una di Pirlo, l'altra di Rui Costa,
        rete. "Dueazero" che significa leadership in compagnia della Roma. Ma che il
        Modena fatica a mandar giù: la digestione sarà davvero lunga.
        La pressione là in alto è infatti forte. Il Milan deve averla avvertita dalle
        22 e 20 circa di ieri sera, dopo il botto dell'Inter al Delle Alpi. Così la
        partita con il Modena si trasforma in un inaspettato trampolino di lancio
        verso la vetta. Moderando il turnover, Ambrosini al posto di Gattuso e Rui
        Costa dal primo minuto, Ancelotti deve preoccuparsi di tenere alta la
        concentrazione. Sì, perché il Modena non è squadra calcolatrice, non è
        la "piccola" venuta a San Siro che mira a non prenderne. La squadra di
        Malesani gioca un buon calcio. Ottimo l'approccio alla gara dell'undici
        emiliano. La disposizione in campo è perfetta: occhi aperti in difesa, buon
        collegamento con il reparto di centrocampo e ripartenze veloci. I punti di
        riferimento sono Kamara, che ha il guizzo nelle gambe, e Amoroso.
        Il Milan gioca il primo quarto d'ora con atteggiamento compassato, senza mai
        dare l'impressione di rendersi pericoloso. La svolta nei primi 45' la dà il
        Modena. Al 18' Kamara deve solo spingerla dentro, beccandosi un "obrigado" da
        Dida, che la palla se la ritrova fra le braccia. E un minuto dopo Amoruso
        sfiora il palo con un colpo di testa. Due occasioni che la dicono lunga sulla
        qualità del Modena, una squadra che al Milan dovrebbe solo fare del bene,
        visto il suo atteggiamento spregiudicato. In simili frangenti servono solo
        illuminazioni. Chiedere a Pirlo. Il lancio del fantasista è una parabola
        perfetta che Sheva stoppa di petto e indirizza di destro nell'angolino alla
        destra di Ballotta. Il lampo dell'ucraino non acceca i ragazzi di Malesani. In
        pressing Amoruso spreca l'occasione più ghiotta, miracolosamente intercettata
        sulla linea da Ambrosini. Poco dopo Cafu lascia a Simic per un problema al
        costato e al 42' Rui Costa manca di una spanna il raddoppio. Il portoghese se
        la prende con il mondo intero: quasi una maledizione l'appuntamento mancato
        con il gol da quando è al Milan. Che meriterebbe.
        Nel secondo tempo dopo l'ennesima occasione fallita dal Modena con Vignaroli,
        Ancelotti fa rifiatare Seedorf sostituendolo con Gattuso. Il Milan singhiozza,
        gioca al piccolo passo, a parte l'incontenibile Shevchenko. Rui Costa lo
        imbecca e per Andriy infilare Ballotta è come bere un caffè al volo mentre si
        prende il treno. Per l'impagabile Modena è il colpo del k.o. Malesani
        corregge: Taldo al posto di Amoruso e Corrent che rileva Milanetto. Ma ormai
        manca il furore al Modena, spezzato in due dal famelico ucraino. C'è spazio
        anche per Kakà, con standing ovation dedicata a Rui Costa. Poi niente più. Al
        fischio finale Ancelotti applaude. Difficile cogliere il labiale.
        Probabilmente un "grazie Sheva". Forse anche un "grazie Inter".
      • Gość: :) Milan: Celta come trampolino IP: *.acn.waw.pl 08.12.03, 21:24
        La sfida di Champions League Milan-Celta Vigo ricorda, più o meno, Piacenza-
        Milan, ultima gara del campionato 2003/2004, quando la testa era all'Old
        Trafford. Finì 4-2 per gli emiliani. Quella volta Carlo Ancelotti convocò
        quasi tutta la Primavera per non creare ostacoli alla partita della vita,
        schierando una formazione di ragazzini, con Fiori e Brocchi a fare da chiocce.
        In vista di Milan-Boca Juniors, che può cambiare ancora una volta il corso
        della stagione, il tecnico rossonero, con la qualificazione agli ottavi di
        Champions e il primo posto in tasca, ha pensato di mettere mano nella rosa e,
        ancora una volta, nella Primavera di Franco Baresi, mentre l'orizzonte è
        sempre più giapponese.
        Per la sfida contro i galiziani Ancelotti ha precettato Legati, Canini, Matri
        e Abate, quest'ultimo già utilizzato nella trasferta di coppa Italia contro la
        Sampdoria. Vigilia con la valigia in mano. Maldini, Shevchenko, Nesta,
        Pancaro, Gattuso, Pirlo e Cafù, più Mauro Tassotti e il preparatore atletico
        Daniele Tognaccini, hanno già salutato il gruppo imbarcandosi alla volta di
        Tokyo. Il resto della truppa raggiungerà i compagni mercoledì. Nella lista dei
        convocati c'è anche Serginho, protagonista dell'ennesimo miracoloso recupero
        rossonero; impensabile fino a un paio di settimane fa.
        Carlo Ancelotti non vuole però sentire discorsi maliziosi o peggio sul
        turnover che imcombe: il tecnico ha infatti tenuto a precisare che contro il
        Celta sarà partita vera. "State tranquilli, prendiamo molto seriamente questa
        partita, il Milan ha una rosa ugualmente competitiva - ha infatti sottolineato
        in conferenza stampa -. E poi quelli che sono rimasti qui si giocheranno il
        posto per domenica, sono convinto che daranno il massimo. La motivazione per
        una squadra come il Milan è sempre forte, non solo quando servono
        assolutamente i tre punti". Quindi la bacchettata: "Nessuno può permettersi di
        contestare il nostro impegno e lo dimostreremo. Chiamare quello di domani un
        Milan due è riduttivo, anche perché almeno 4 di quelli rimasti qui giocheranno
        la finale Intercontinentale visto che gli altri sono partiti in 7 e si va in
        campo in 11".
        Lumi quindi sulla formazione: "Dei 7 giocatori che sono partiti, Gattuso,
        Cafu, Gattuso e Sheva non avrebbero giocato comunque perché non stanno bene.
        E' vero che cambierà la difesa, ma non è la prima volta in questa stagione e
        abbiamo sempre e comunque fatto bene. Ci teniamo a fare bella figura e a
        vincere. Non so comunque chi giocherà, ma sicuramente partiranno dall'inizio
        Redondo, Serginho, che è recuperato, e Abbiati. Per quanto riguarda Ambrosini
        e Kaladze, le loro condizioni sono da valutare domani, hanno qualche piccolo
        fastidio. Kakà e Rui Costa insieme? Non credo, si alterneranno".
        Sul Celta ha idee molto chiare: "E' una squadra diversa rispetto a quella
        dello scorso anno, ha perso alcuni giocatori importanti. Credo che faranno una
        partita simile a quella dell'andata, difendendosi e giocando in contropiede.
        Dovremo fare attenzione". Importante l'analisi sugli infortunati: "Sheva e
        Gattuso hanno preso delle botte forti sabato ma dovrebbero farcela. Così come
        Nesta, aveva già questo dolore prima dell'Empoli e ha giocato. Resta da
        valutare Inzaghi". Infine il campionato: "Siamo in vantaggio su Juve e Inter?
        Si, ma poco importa a questo punto. La lotta è ancora aperta per tante
        squadre. E' importante vincere partita dopo partita, anche uno a zero ma
        vincere. La Roma sta giocando molto bene, ha qualità e forza, anche se ieri
        per un'ora ha faticato con il Chievo".
      • Gość: :) Milan in vacanza, Celta in festa IP: *.acn.waw.pl 10.12.03, 15:26
        Mentre sette samurai rossoneri dormono profondamente in un hotel vicino al
        porto di Yokohama in vista della coppa Intercontinentale in programma
        domenica, il Milan soccombe 2-1 al Celta Vigo nell'ultima partita della fase a
        gironi della Champions League. Serata utile per ricordare l'ennesima perla di
        Kakà, la cui preghiera di ringraziamento non viene ascoltata del tutto per
        l'immediato pareggio di Jesuli e per la rete di José Ignacio nella ripresa.
        Vittoria che permette alla squadra di Lotina di conquistare gli insperati
        ottavi di finale.
        Carlo Ancelotti, con la qualificazione già assicurata e il Boca che ringhia
        alle spalle, spiega il turnover a tutta forza. Una mossa che più obbligata non
        si può. Ma non si tratta di seconde linee che fanno storcere il naso. Basti
        pensare che nella formazione titolare, oltre a Costacurta, Redondo, Brocchi e
        Borriello, Serginho, ci sono ben sei nazionali (Abbiati, Simic, Laursen, il
        redivivo Kaladze, Seedorf e Kakà), addirittura tre in panchina (Ambrosini, Rui
        Costa e Tomasson) a fare da chioccia ai Primavera Canini, Abate e Matri. Guai
        a chiamarlo Milan 2. Ancelotti si arrabbia. Il collega Lotina, che ha bisogno
        di punti come il pane, schiera una formazione compatta, con Milosevic vera
        punta d'assalto. Un po' poco, forse, per espugnare San Siro.
        I rossoneri iniziano al piccolo trotto, ma è sufficiente l'andamento lento per
        tenere a bada gli spagnoli che non brillano certo di iniziativa. Il Milan è
        ben disposto in campo. Consueto buon possesso di palla, ripartenze improvvise
        e gioco sulle fasce; soprattutto sul corridoio di Serginho che non sembra
        essere reduce dal lungo infortunio. I muscoli li scaldano prima Seedorf, poi
        il brasiliano; piccole prove che anticipano una serie di occasioni sempre
        caratterizzate da azioni di prima. Al 16' è splendido il cross di Serginho per
        Borriello che in tuffo di testa esalta le doti di Cavallero. L'attaccante
        rossonero replica subito dopo e Serginho colpisce la traversa su punizione.
        E' un Milan arrembante, che gioca a memoria, che non permette al Celta di
        ragionare. Dei galiziani, insomma, nemmeno l'ombra. Solo manovre scontate che
        non trovano sbocchi. Al 41' Kakà squarcia il cielo del Meazza; è un destro
        potente e perfetto che si infila nel sette alla destra di Cavallero. Nemmeno
        il tempo per rendere gloria al formidabile brasiliano che al primo tiro in
        porta del Celta e all'unico sbandamento della difesa rossonera, Jesuli sfrutta
        un varco e supera Abbiati che subito dopo deve farsi in quattro per ribattere
        un tentativo dello stesso Jesuli. Un pari stonato, che non coincide affatto
        con l'atteggiamento fino a quel momento remissivo della squadra di Vigo.
        Come già annunciato da Ancelotti alla vigilia, nella ripresa c'è posto per Rui
        Costa e Tomasson; negli spogliatoi restano Seedorf e Kakà. Trama scontata
        quella del secondo tempo. Il Celta deve vincere, il Milan col kimono già
        allacciato, propende per il contropiede, anche se le squadre, incredibilmente
        lunghe si scambiano occasioni a testa, molte di più di marca spagnola, nel
        tentativo di sfruttare gli evidenti scricchiolii della difesa rossonera che,
        dopo la sostituzione di Costacurta (al suo posto Abate), subisce lo scontato 2-
        1. Rete paradossale, concessa a José Ignacio, libero prima di bucare la palla
        e poi di infilare l'incolpevole Abbiati. Il finale, sincerità per sincerità, è
        da oratorio. Ma Yokohama vale anche la faccia.
      • Gość: :) Il Milan cede ai calci di rigore IP: *.acn.waw.pl 15.12.03, 16:28
        Ce l'ha fatta il Boca Juniors: ha vinto la coppa Intercontinentale dopo 120'
        di gioco paranoico e costruttivo. L'ha vinta ai calci di rigore dove si è
        dimostrato superiore nettamente al Milan incappato in una serata senza muscoli
        e idee; qualche guizzo, l'occasione giusta sprecata. Contro un Boca che ne ha
        approfittato fino ai calci del dischetto dove i rossoneri hanno fallito tre
        tiri su quattro e Dida ha compiuto un solo miracolo. Una vittoria cercata con
        meticoloso piglio. Sfruttando tutte le debolezze rossonere. Scaricando la
        rabbia nella roulette finale.
        Le grida di dolore di Carlo Bianchi orfano di Tevez cosa erano tutto sommato
        di fronte a quelle di Carlo Ancelotti che doveva fare a meno di Nesta e
        Inzaghi? Tanto è che il Milan ha dovuto schierare una difesa la cui età media
        era di 34 anni, con Cafu, Costacurta, Maldini e Pancaro. Il posto di
        Superpippo lo prendeva invece Jon Dahl Tomasson, con Kakà trequartista alle
        spalle del duo d'attacco. Un 4-4-2 per il Boca. Con Donnet alla destra del
        centrocampo con libertà di svariare, alla ricerca dei tarantolati Iarley e
        Schelotto, due attaccanti con il guizzo nelle gambe.
        Partita tattica, molto ragionata. Quelli del barrio Boca giocavano con il
        baricentro basso. Mica stupida come idea. Così da costringere il Milan ad
        alzare la difesa, sfruttando le velocità delle sue punte. Scheletto partiva
        soprattutto dagli esterni e si distingueva con passaggi tagliati il cui scopo
        era di affettare la difesa rossonera. Come un diesel il Boca carburava. Tra il
        22' e il 23' Iarley e Schiavi facevano venire i brividi a Dida, quasi
        volessero far capire al Milan che non erano venuti a Yokohama per mangiare
        sushi. Campanello d'allarme che scuoteva il Milan, farraginoso e macchinoso,
        mai continuo, intrappolato in una ragnatela irriverente. Ma essenziale.
        Nell'ennesima prodezza di Pirlo, un passaggio in profondità, Sheva faceva velo
        e Tomasson non si faceva pregare: rasoterra del danese che infilava
        Abbondanzieri con un rasoterra. Sembrava il segno divino sulla partita. Ma con
        le squadre argentine non è mai Natale. Cafu la combinava grossa, la difesa del
        Milan andava in barca e Donnet in girata bucava la porta lasciata vuota da
        Dida in uscita. 1-1.
        Che squadra sorniona il Boca. Bianchi è uno stratega. Gli argentini ruminavano
        a centrocampo per poi ripartire, mentre in difesa stringeva bene in venti
        metri di campo, ingoiando il Milan nella ragnatela.
        Se Kakà brillava, splendido il suo palo, era Seedorf a non dare il suo
        consueto contributo, inanellando una serie di errori. L'olandese, controllato
        molto bene da Perea, era macchinoso, quasi imballato. E il Boca ne
        approfittava. Sapeva che a fare la partita doveva essere il Milan e lo
        attendeva nel tentativo di ferirlo con il contropiede. C'era da soffrire
        insomma. Ancelotti si dannava l'anima, invitava alla ragione. Gattuso se la
        prendeva con Seedorf e Pirlo invitandoli a un ragionato possesso di palla.
        Ripresa identica al primo tempo. Inzaghi prendeva il posto di Tomasson, Rui
        Costa quello di Kakà, che nel frattempo si era spento.
        Ma non cambiava il senso della partita. Quando il Milan attaccava quelli del
        Boca si moltiplicavano sfruttando la superiorità numerica, con un Cascini
        strepitoso. Bianchi se li gustava i suoi e finalmmente inseriva Tevez al posto
        di Schelotto. Carlitos, nato nel quartire boarense chiamato Fort Apache (un
        nome che dice tutto) dava brio alla manovra, mentre il Milan si inceppava. Poi
        i supplementari con l'occasione per Sheva, ma anche con un Boca arrembante
        quando decideva di spingere. Fino ai rigori. Cinque nomi con Shevchenko ultimo
        tiratore. Ma Andriy non ha potuto nemmeno calciarlo come quella notte all'Od
        Trafford per colpa di Pirlo (proprio lui), Seedorf (alle stelle) e Costacurta
        (un tiretto). Il Boca ha vinto la sua terza Intercontinentale. Tutto sommato
        con un po' di merito.
        La delusione è forte in casa rossonera. Quando il tecnico Carlo Ancelotti e i
        suoi giocatori iniziano a commentare la sconfitta subita ai rigori dal Boca
        Juniors, la tensione della partita ancora non è stata smaltita.
        "E' stata una partita difficile, iniziata bene con il gol di Tomasson - spiega
        Ancelotti -. Loro sono stati bravi, validi, veloci, compatti, noi abbiamo
        sofferto la loro rapidità e non abbiamo trovato spesso la giusta misura nei
        passaggi. Ho detto grazie ai giocatori per essere arrivati fino a qui. E'
        mancato poco al grande sogno. Ora bisogna ricominciare da questo punto,
        vogliamo riprovarci l'anno prossimo. Il dispiacere ci attanaglia, ma bisogna
        utilizzarlo come stimolo. La soddisfazione per essere giunti fino al Giappone
        resta: adesso guardiamo avanti e pensiamo a cosa fare per migliorarci".
        Paolo Maldini cerca di non drammatizzare la sconfitta a fine partita e vede i
        lati positivi. "Sono stato fortunato lo stesso, perchè ho avuto l'opportunità
        di giocare 5 finali Intercontinentali. Spero nella sesta, anche perchè vorrei
        andare in pareggio con il bilancio, ora sono fermo a tre sconfitte e due
        vittorie. Oggi non abbiamo giocato una grande partita, può capitare.
        Se a Manchester era stato lui a porre il sigillo finale sulla vittoria della
        Champions League, a Yokohama Andriy Shevchenko non è neanche arrivato a
        calciare dagli undici metri. "Il calcio è così, si vince e si perde. Non
        bisogna drammatizzare, abbiamo dato tutto, è mancato poco per realizzare il
        sogno. Il Boca ha fatto una grande partita, ha difeso benissimo e attaccato in
        modo rapido. Resta comunque la stagione straordinaria che ci ha portato fin
        qui. Speriamo per l'anno prossimo".
        "E' stata una sconfitta strana, perchè è stata una partita strana". Billy
        Costacurta è amareggiato a fine partita. "Abbiamo perso un po' per demerito
        nostro, ma anche per merito loro. Ciò che resta è la soddisfazione di essere
        venuti fin qui, la differenza l'hanno fatta i rigori. Il mio errore dal
        dischetto? Quando mi sono appoggiato sul piede per tirare, il terreno ha
        ceduto. Non sono uno specialista dei rigori, ma non li tiro neanche così".
        Alla fine è polemica su qualche giocatore del Milan che non avrebbe voluto
        tirare dal dischetto, o non se l'è sentita di farlo. Clarence Seedorf ci ha
        messo la faccia, ha sbagliato clamorosamente e non ha gradito questo
        atteggiamento. "Qualcuno non lo ha fatto - dichiara l'olandese - io invece
        preferirei morire piuttosto che non calciare un rigore. Al termine dei
        supplementari mi sentivo molto stanco, ma non mi sono tirato indietro, ho
        accettato di tirare e anche il rischio di sbagliare, come poi è effettivamente
        successo".
        A Carlo Ancelotti vengono riferiti i commenti dell'olandese e viene chiesto se
        sia vero che qualcuno dei suoi uomini non abbia voluto tirare i
        rigori. "Nessuno del Milan si è rifiutato di tirare i rigori - risponde
        Ancelotti -. Sono stato io che ho scelto chi dovesse calciare, sulla base
        delle mie competenze di tecnico. Ho scelto coloro che ritenevo i più adatti a
        una situazione del genere".
      • Gość: :) Udinese, un Pizarro da chiarire/Milan,... IP: *.aster.pl / *.aster.pl 23.12.03, 15:24
        E’ un Natale da incorniciare quello dell’Udinese. La meritatissima vittoria di
        domenica a San Siro contro il Milan ha permesso agli uomini di Spalletti di
        agganciare al sesto posto in classifica il Parma. Il tecnico, che già
        nell’immediato dopo-partita aveva speso parole d’elogio per i suoi giocatori,
        il giorno dopo ribadisce il concetto. "Dobbiamo essere grati a questi ragazzi
        che sono stati capaci di centrare una grande impresa - dice Spalletti -, adesso
        ci godiamo questo momento ma tenendo i piedi per terra. Nel nostro sport si sta
        poco a salire, ma ancora meno a scendere".
        Già domenica sera alcuni giocatori sono saliti sull’aereo per tornare a casa
        destinazione Europa, Africa o Sudamerica per festeggiare il Natale in famiglia.
        Spalletti ha dato appuntamento ai suoi per lunedì alle 14 del 29 dicembre. Il 6
        gennaio, l’Udinese riprenderà il suo cammino in campionato ospitando al Friuli
        la Sampdoria. E per allora dovranno essere chiarite le situazioni di alcuni
        giocatori. Pizarro, innanzitutto. L’Udinese, da quando il cileno è stato messo
        fuori per punizione, ha sempre vinto.
        Il nodo della questione riguarda il prolungamento del contratto che scade nel
        2005: il giocatore non intende accettare la proposta di un quinquiennale da 500
        mila euro a stagione (attualmente ne guadagna 300 mila) perchè il suo
        procuratore Cyterszpiler punta o alla cessione a giugno o addirittura a
        liberarsi a parametro zero tra un anno e mezzo.
        Un altro nodo da sciogliere è quello di Jancker a proposito del quale il dg
        Pierpaolo Marino ha ammesso: "Con l’inizio del nuovo anno prenderemo una
        decisione sul conto del tedesco". Da tener presente che non è stata fissata
        alcuna amichevole e che contro la Sampdoria l’Udinese non avrà in campo
        Jankulovski che sarà squalificato (quarta ammonizione per lui col Milan).
        Dovrebbero tornare a disposizione, invece, Rossitto, Iaquinta, Pieri e
        Manfredini.
        Ma che succede al Milan? Nello spazio di due settimane è piombato in una crisi
        d'identità inquietante, dopo avere toccato il cielo con un dito nella
        vittoriosa trasferta di Empoli. A seguire sono arrivate le sconfitte in
        Champions League contro il Celta Vigo (giustificabile, con tanto di Boca alle
        porte e qualificazione assicurata), quella di Yokohama (ai rigori) e il k.o.
        interno contro l'Udinese che ha aumentato il gap nei confronti della Roma.
        Unica consolazione il passaggio ai quarti di coppa Italia, ottenuto con un
        doppio 1-0 alla Sampdoria. Il tonfo contro i bianconeri di Luciano Spalletti ha
        evidenziato una crisi di gioco e di carattere in ogni reparto, probabilmente
        riconducibili alla trasferta giapponese. Alla fatica del viaggio bisogna
        sommare la profonda delusione per la mancata conquista della coppa
        Intercontinentale, persa non solo ai rigori, ma anche tatticamente contro un
        Boca Juniors che ha obbligato il Milan ad adattarsi al suo gioco.
        L'assenza di Nesta pesa. La presenza di Paolo Maldini da sola non può garantire
        sicurezza e il vuoto lasciato dall'ex laziale ha confermato tutti i limiti del
        reparto più arretrato. Il gol subito nell'Intercontinentale e quello di Fava
        ieri bastano e avanzano. Non preoccupa l'incertezza di Dida; dopo un 2003 di
        miracoli ci può stare. Preoccupa invece lo stallo di alcuni punti di
        riferimento come Pirlo e Seedorf. Nel primo caso ha destato quasi scalpore il
        doppio errore dal dischetto dell'ex interista. Comprensibile quello di Yokohama
        dopo 120 minuti di partita, un po' meno il penalty scagliato sul palo contro
        l'Udinese.
        Sorprendente perché Pirlo ha sempre fatto la differenza per freddezza e
        precisione. Da aggiungere poi il suo momento di scarsa vena; quando il
        fantasista non gira la squadra ne risente. Infine l'attacco. Andriy Shevchenko
        ha fatto finora gli straordinari. Dalla notte di Manchester è stato l'uomo
        della provvidenza, mentre Inzaghi, complice un'infortunio, non ha ancora
        ritrovato il ritmo giusto dopo una partenza a razzo. Tomasson il suo dovere lo
        fa, ma quando viene marcato a uomo sparisce nell'anominato. Si è parlato di
        sindrome natalizia. A dire il vero poco giustificabile, soprattutto per chi
        punta allo scudetto. Carlo Ancelotti ha ora a disposizione più di due settimane
        per ricostruire morale e gioco. Neanche il tempo di rifiatare, perché il 6
        gennaio sarà tempo di Roma. Il vero esame.
      • Gość: :) Milan, che rimonta! IP: *.internetdsl.tpnet.pl 23.02.04, 18:16
        Inter al riposo in vantaggio coi gol di Stankovic e Cristiano Zanetti. Nella
        ripresa uno-due di Tomasson e Kaka, poi Seedorf decide il derby (3-2).

        Poteva essere la fine di una passione, quella interista. Il sospiro tanto
        atteso da Roma e Juventus. Invece il derby di Milano si colora ancora una volta
        di rossonero, con una rimonta sensazionale del Milan che chiude il primo tempo
        sotto di due gol e nella ripresa ribalta tutto vincendo 3-2. Prima Stankovic,
        poi Cristiano Zanetti. Vantaggi annientati da Tomasson e Seedorf.
        Il derby dei due popoli, quello degli sfotto, lascia in eredita; canzonette e
        slogan, orgoglio e striscioni. Ai milanisti della sud che esibiscono il
        loro "Simbolo di passione", gli interisti rispondono siamo "Uniti, fieri, mai;
        avanti curva nord".Le formazioni. Carlo Ancelotti, l'emiliano, conferma le
        previsioni: 4-3-2-1 con Sheva ultima frontiera. Alberto Zaccheroni, il
        romagnolo, cambia invece sulla fascia sinistra: Kily Gonzalez al posto di
        Pasquale, prezioso il rientro di Cristiano Zanetti.

        LA SFIDA - I primi 10' sono solo rossoneri; spettacolari con il loro gioco di
        prima, contro un'Inter disorientata. Con una costante azione penetrante il
        Milan aggredisce, sfruttando ogni varco. Il gol sembra materializzarsi, perché
        al 10' Kaka; lo sfiora dopo un'impressionante progressione e un duetto, con
        tanto di tacco di Seedorf; Toldo da applausi. Evidentemente l'Inter ha bisogno
        di motivazioni e il segnale di Kaka benefico. L'undici di Zac risponde,
        ricordandosi di avere i numeri per farlo e dopo un cross di Vieri, calciato con
        la palla che aveva oltrepassato la linea di fondo, arriva la rete di Stankovic
        direttamente da calcio d'angolo. Rete paradossale, dopo un impeccabile esordio
        della difesa rossonera. Quasi non fosse accaduto nulla, il Milan a riprendere
        in mano le redini del gioco, anche perché obbligato ad attaccare.

        L'Inter oppone un sapiente contropiede, inoltre una buona copertura a
        centrocampo, e qui si capisce l'importanza di Cristiano Zanetti, impedisce ai
        portatori di palla rossoneri di mantenere il possesso del pallone, linfa vitale
        per i milanisti. Il Milan insiste, prima con un colpo di testa di Sheva, quindi
        con una botta di Kaka; dal limite, e ancora con l'ucraino che obbliga Toldo a
        respingere con i pugni. Ma sono segnali sfumati. I nerazzurri si ricaricano,
        gestendo il gioco con una razionalita; impeccabile. E' infatti il palo alla
        sinistra di Dida a negare il raddoppio ad Adriano. Poco prima del 2-0:
        Cristiano Zanetti carica da fuori area e Kaladze devia nel fatidico angolo
        sinistro. E' il trionfo del cinismo e della rabbia interista, con un Milan
        sconcertante..

        Rui Costa, praticamente invisibile, non torna in campo nella ripresa. Ancelotti
        opta per le due punte e inserisce Tomasson. Soluzione scontata. Ma e Adriano a
        mandare in tribuna il 3-0. E' il 5'. Il copione potrebbe essere la copia del
        primo tempo, invece in un minuto il Milan annulla il doppio vantaggio
        interista, prima con Tomasson (guarda il caso), poi con Kaka;, protagonista di
        una formidabile percussione al limite dell'area con tiro angolato, sempre
        lì a sinistra. Entrambe le volte con due azioni centrali. E' come
        strappare l'ultima pagina del giallo, alla ricerca spasmodica del finale.

        Un doppio colpo micidiale per l'Inter che perde il bandolo della matassa,
        subendo il controllo di palla rossonero. Zaccheroni compie il suo primo passo
        dopo 25' togliendo Stankovic per Karagounis, chiedendo al greco piu; materia
        prima per Adriano e Vieri. Ancelotti risponde con Pancaro al posto di Cafu. Il
        Milan, come se non bastasse l'assenza di Maldini, dal canto suo perde pezzi in
        difesa. Nesta abbandona per un problema ai flessori della coscia sinistra: a
        Laursen il compito di sostituirlo, mentre alla pesantezza di Vieri viene
        preferito Cruz. Ma e il Milan a condurre la danza, fino allo straordinario 3-2
        di Seedorf che trova l'ultima pagina del giallo con un bolide dalla lunga
        distanza. Sempre in quel fatidico angolo sinistro.
      • Gość: :) Ancelotti: "0-0 troppo stretto" IP: *.internetdsl.tpnet.pl 25.02.04, 19:40
        Il tecnico rossonero al ritorno da Praga: "Mi e piaciuto l'atteggiamento della
        squadra, non il risultato. Inzaghi? Bene per 75 minuti. Kaka un po sotto tono".
        Carlo Ancelotti lo sa: lo 0-0 di Praga stride con l'incredibile numero di
        occasioni sprecate dalla squadra. Due punte non sono servite a battere Blazek:
        per imprecisione, vedi Shevchenko, e preparazione fisica sommaria, vedi
        Inzaghi. Insomma, lo 0-0 puo risultare rischioso, soprattutto quando si ha a
        che fare con una squadra, lo Sparta, che fa della velocita la sua arma piu
        pericolosa, l'ideale quando si gioca fuori casa all'insegna del contropiede.
        Ancelotti, di ritorno dalla trasferta ceca, ha immediatamente chiuso le
        polemiche sulla doppia punta, dedicandosi esclusivamente alle questioni
        tecniche.
        "Ieri sera ho visto bene Inzaghi per buoni 75' poi e normale che abbia avuto un
        calo dovuto al lungo stop - ha dichiarato il tecnico rossonero -.Kaka e forse
        stato un po' sotto tono rispetto a quello che siamo abituati a vedere. Comunque
        avevo gia scelto il modulo con due attaccanti e non sono stato condizionato
        dalle polemiche per quello che ha detto il presidente".
        Tirando le somme, la prestazione del Milan ha evidenziato luci e ombre.
        Ancelotti parte dalle prime: "Le ombre sono dovute al risultato perche per la
        mole di gioco espressa lo 0-0 ci sta decisamente stretto. Le luci sono
        giustificate dall'atteggiamento della squadra che ha prodotto moltissimo. E
        cominciato un momento molto importante della stagione, ma il Milan e abituato a
        gestire un calendario così fitto. A San Siro nella gara di ritorno mi auguro di
        fare risultato e di concretizzare quello che non abbiamo finalizzato a Praga".
        Identica l'analisi di Clarence Seedorf, eroe del derby e assoluto protagonista
        a Praga. "Con la concentrazione messa in campo all'andata - ha detto il
        centrocampista olandese - chiuderemo la pratica Sparta a San Siro, anche per
        dare un'altra soddisfazione ai nostri tifosi. Il capitolo delle due punte e
        chiuso e non ci sono state ripercussoni nello spogliatoio. Inzaghi? L'ho visto
        bene, ha fatto una buona partita".
      • Gość: :) Pirlo, Pippo e Kaka, che Milan IP: *.aster.pl / *.aster.pl 09.03.04, 16:12
        Grande prestazione dei rossoneri che mettono sotto una buona Sampdoria (3-1) e
        riallungano sulla Juve. Staffetta Inzaghi-Shevchenko.Passo falso. Termine
        sconosciuto al Milan; una pagina strappata dal suo dizionario del calcio. Roma
        e Juventus devono ancora aspettare, perche lo spettacolo offerto dai rossoneri
        contro la Sampdoria non ammette repliche. A San Siro finisce 3-1; un risultato
        che sintetizza 90 minuti di gioco e gol. Una vittoria che aggiunge benzina alla
        strepitosa cavalcata milanista. Favorita anche dal gioco dei liguri che hanno
        il merito di affrontare la prima della classe a testa alta. Gol d'autore:
        Pirlo, Inzaghi e Kaka; di Doni il temporaneo pareggio.
        Infatti Milan-Sampdoria e una di quelle partite da studiare a tavolino. Spesso
        maligne. Di quelle che ti scombinano i piani,perche i blucerchiati sono tipi
        che se la giocano,che non stanno a guardare.Così Carlo Ancelotti getta Nesta
        nella mischia e restituisce alla fascia destra la grinta di Gattuso.Con Sheva
        in panchina, e il turno di Inzaghi e Tomasson, mentre Kaka riassapora il gusto
        della torcida dopo il turno di squalifica.Walter Novellino, che non e un
        principiante,annusa le mosse dell'avversario e preferisce Zenoni a Sacchetti,
        vale a dire piu fluidita sulla fascia destra alla ricerca del raddoppio con
        Diana.
        LA SFIDA - Il primo tempo e bellissimo. Ci vuole poco per capire che il Milan e
        in palla.La squadra rossonera mette in fila tutti i suoi pregi impallinando
        Antonioli come un tiro a segno.Sono dodici le conclusioni in porta dei
        rossoneri e quasi tutte vicine al gol.Unica pecca le amnesie difensive,edue per
        la precisione,con una Samp entrambe le volte in superiorità numerica.La parata
        rossonera viene inaugurata da Tomasson che sfiora a due passi dalla porta,gesto
        che anticipa il colpo di biliardo di Pirlo, secondo una tradizione ormai
        rispettata dai rossoneri: il tiro da lontano.
        Gioca bene il Milan:di prima, in velocita,sfruttando le fasce occupate da Cafu
        e Pancaro.Seedorf conferma il suo stato di grazia, mentre Pirlo e il metronomo,
        spesso geniale,capace di confondere le idee con aperture millimetriche a tutto
        campo.Si capisce che e la giornata di Inzaghi.Superpippo e combatte,innesca con
        Conte un duello ai limiti della regolarita,lamentando un rigore vistoso che
        Trefoloni non vede.Potrebbe segnare due volte, prima che Dida,nel primo black-
        out difensivo rossonero intervenga alla grande su Diana.L'esterno destro della
        Samp ha spesso vita facile ed e dal blucerchiato che parte l'azione del
        pareggio di Doni.Solo un errore di percorso,perché il Milan riprende a dominare
        senza pausa,con una voracita impressionante.Meritato quindi lo splendido stacco
        vincente di Inzaghi su assist stampato sulla fronte di Pancaro.Novellino crede
        troppo ai suoi ragazzi.Dal tunnel,per la ripresa, spunta Flachi;negli
        spogliatoi resta l'abulico Cipriani.Ed e ancora Milan,devastante,mai sazio.
        Definirlo una macchina perfetta non e reato. E' sufficiente vedere l'azione del
        3-1 di Kaka,un delizioso affondo di Pirlo che illumina il brasiliano pronto a
        infilare nell'angolo alla sinistra di Antonioli.Novellino,cercando di limitare
        i danni,tampona i buchi difensivi con Carrozzieri che va a rilevare Volpi,mai
        in partita.Ancelotti replica con Ambrosini per Seedorf.Ma la sostanza non
        cambia,anche quando Yanagisawa rileva Zenoni.Anche perche ci si mette Dida a
        fare i numeri con un intervento su Doni davvero impressionante.Molla un po' le
        redini il Milan,pensando allo Sparta e alla Juventus;si limita a controllare e
        sfruttare in velocita le ripartenze,come la straordinaria galoppata di Kaka al
        31' che,con un eccesso di altruismo tocca per Sheva favorendo l'uscita di
        Antonioli senza dimenticare le due nitide occasioni nel finale prima del
        ragazzo di Brasilia poi di Sheva sul palo. Piu di così…
      • Gość: :) E`grande Milan IP: *.aster.pl / *.aster.pl 11.03.04, 18:14
        I rossoneri battono per 4-1 lo Sparta Praga e si qualificano per i quarti di
        Champions. In rete Inzaghi e nella ripresa Jun, doppietta di Sheva e Gattuso.
        Pippo e Sheva, dategli l'Europa e perdono ogni controllo. Se poi ci si mette
        anche Gattuso allora non ce n'e piu per nessuno. Il Milan va ai quarti nel nome
        delle sue punte e del suo carattere. Ma che fatica, quanti chili persi, contro
        uno Sparta irriducibile, opportunista, agevolato nel suo compito da un Milan
        non certo spumeggiante, ma quasi preoccupato dallo 0-0 dell'andata. Al 47'
        Pippo segna il suo 47° gol in Europa, nella ripresa Jun gela tutti pareggiando.
        Poi, quando sembra che il vento dell'Est debba cancellare i sogni di gloria
        ecco a ripetizione la doppietta di Sheva e la rete di Gattuso.
        LA SFIDA - Non c'e Clarence Seedorf a chiudere sulla sinistra il centrocampo
        rossonero. Quel fastidio muscolare avvertito durante Milan-Samp, ha convinto
        Carlo Ancelotti a conservarlo per la trasferta di domenica contro la Juventus.
        Un peccato, perche l'olandese rappresentava uno dei picchi assoluti dell'ultimo
        Milan. Così Ambrosini, che avrebbe giocato in ogni caso, ma a destra, si
        accomoda sul corridoio dell'orange, mentre Gattuso deve fare gli straordinari
        sulla suo binario abituale. Partita ostica, da nervi tesi. Lo sa ben Jiri
        Kotrba, nome da musicista, ma grande stratega. Ha scritto in questo senso una
        partitura perfetta tempo fa con la Lazio eliminandola dai giochi che contano.
        Clima da gladiatori, inno Champions a parte. Una scacchiera virtuale e
        prevedibile: Milan giu a muso duro, cechi arroccati, sparagnini e pronti a
        giocarsi tutto nella parte finale dell'ottavo.
        C'e poco da stare allegri, dopo l'eliminazione di Juventus e Manchester United,
        anche se l'arbitro e Markus Merk, lo stesso dell'Old Trafford: 28 maggio 2003.
        Quindi, meglio non sottovalutare l'avversario. Tiene bene la difesa praghese,
        che sogna una nuova primavera. Ma lo fa con senso catenacciaro del termine,
        andando in pressing sull'uomo a centrocampo. Prevedibile copione, con i
        rossoneri in attacco, ma senza esagerazioni, quasi facendo trasparire un certo
        timore. A dire il Milan c'e quasi subito, perche Sheva le mette dentro, ma con
        Inzaghi in fuorigioco (discutibile), dopo una verticalizzazione di Pirlo. Serve
        il gol, anche piu di uno. Non ci sono ragioni. Ma per farli servirebbe piu
        grinta, qualita che sembra mancare ai rossoneri. Blazek quasi non ci crede; il
        portiere ceco si limita a raccogliere cross fuori misura e un paio di tiri
        dalla distanza.
        E non par vero allo Sparta mantenere a un certo punto il possesso palla nella
        trequarti del Milan. Al 35, quando Blazer anticipa d'un soffio Inzaghi, si
        contano decine di palle lunghe, puntualmente respinte dalla difesa ben
        schierata e atletica dello Sparta dopo spicca Johana. Il catalizzatore e come
        sempre Pirlo, dispensatore di palloni e utile anche davanti alla difesa, mentre
        manca un regista più avanzato. Kaka e ingabbiato con tutto il reparto d'attacco
        marcato a uomo. Milan moscio, insomma, che non viene fuori, ma che sa vivere di
        improvvisi lampi. Prima si mangia un gol grosso come una casa con Ambrosini e
        subito dopo va in gol con Inzaghi: colpo di testa, un pallonetto, un cucchiaio.
        La rete numero 47 di Superpippo in Europa, guarda caso al 47'. Una prodezza di
        fondamentale importanza perché obbliga lo Sparta a uscire dalla tana.
        E' il leit motiv della ripresa, con i cechi alla ricerca disperata di un pari
        che varrebbe i quarti e il Milan sornione, più votato a far girare la palla.
        Kotrba regala più sostanza all'attacco togliendo Zelenka per Jun. Mai mossa fu
        più azzeccata, perché il nuovo entrato trafigge Dida da due passi. Un gol
        doloroso che galvanizza senz'altro i cechi e che ha il potere di disorientare i
        rossoneri, persi in preamboli e inutili fraseggi controllati con determinazione
        dallo Sparta che non concede un centimetro. E' il momento di tirare fuori
        tutto: muscoli, attributi, concentrazione. Di sciogliere le briglie alle fasce
        e macinare chilometri. Così, come nel primo tempo era stato Cafu e deliziare
        Inzaghi, ci pensa Pancaro a servire a Sheva l'assist del 2-1. Roba da infarto.
        Entra Gluscevic, esce Michalik. Lo Sparta avanza di almeno dieci metri e non
        risparmia nulla, ma e ancora Shevchenko a spezzare le reni (e il caso di dirlo)
        ai cechi realizzando il 3-1 su assist di Kaka dopo l'ingresso di Tomasson al
        posto di Inzaghi. San Siro, fuori di testa, perde infine il controllo quando
        Gattuso spara da fuori area e firma il poker con la complice deviazione di
        Johana. La festa e completa.

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    Nakarm Pajacyka