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    Milan padrone d Europa

      • Gość: :) Stratosferico Milan IP: *.neoplus.adsl.tpnet.pl 24.03.04, 16:24
        Nell'andata dei quarti di Champions, i rossoneri prima incassano il gol di
        Pandiani poi si scatenano. Due gol di Kakà, uno di Shevchenko e Pirlo: 4-1 al
        Deportivo.
        "Let's get together", avanti insieme in Champions League. Lo striscione della
        curva rossonera è l'icona di questo Milan. La costruzione del 4-1 sul Deportivo
        è da antologia. Prima i rossoneri subiscono il gol di Pandiani, poi in un
        crescendo emozionante abbattono i galiziani. Kakà firma con un capolavoro alla
        fine dei primi 45 minuti. Quindi i primi 9 minuti della ripresa che il Depor
        farà fatica a dimenticare: prima Shevchenko, ancora Kakà e infine Pirlo. Tutte
        opere d'arte.
        COSI' IN CAMPO - Con Dida fra i pali, recuperato dopo la botta subita contro il
        Parma, Carlo Ancelotti si affida al suo undici perfetto, ma con un Nesta in
        meno. La variante di Javier Irureta riguarda la difesa con Capdevila preferito
        a Manuel Pablo. Disposizioni variabili in campo: da una parte il solido 4-3-1-2
        rossonero, dall'altro il 4-2-3-1 del Depor dal sapore iberico.
        LA SFIDA - Squadra aggressiva quella galiziana, consapevole che a nulla serve
        mantenere un atteggiamento compassato. Cosciente soprattutto che fra andata e
        ritorno non c'è differenza, avendo contro un Milan che fuori casa non si
        concede pause. Il Depor saggia subito le qualità dei campioni d'Europa. A
        cominciare da un delizioso guizzo di Kakà e un'apertura di Pirlo da applausi.
        Gli spagnoli giocano come sanno. Meticolosa teoria di passaggi e scatti
        improvvisi e la capacità di sfruttare gli spazi e le indecisioni. Proprio come
        a Torino con la Juve. Come quelli che la difesa del Milan gli regala in
        occasione del gol di Pandiani: indisturbato, prego si accomodi, colpo di testa
        e gol da due passi. Una rete pesantissima, che fa un male immenso. Sì, gioca
        proprio bene l'undici di La Coruña. Tutto di prima e a memoria. Come Ancelotti
        aveva dichiarato alla vigilia.
        Il Milan impiega qualche minuto a smaltire la sbornia, Kakà un po' meno, quando
        a un metro da Molina manda fuori. Tocca a Seedorf qualche istante dopo mandare
        a lato dalla sua posizione preferita. Forse conviene tirare da lontano. Mica
        semplice riorganizzarsi. Manca solo la convinzione. Sheva prima e Inzaghi poi
        si impappinano in zona-gol. Quando Luque tira fuori di poco, dopo un'assatanata
        azione personale di Valeron, è facile intuire che sarà davvero dura. Cresce il
        Milan e finalmente regala spettacolo con una manovra di accerchiamento che
        porta due volte Kakà vicino al pareggio, imitato da Inzaghi che deve fare i
        conti con le ginocchia di Molina. Dal canto suo i galiziani si difendono
        perfettamente e innescano il contropiede dove Valeron è il protagonista
        assoluto. Ancelotti ci pensa su e affida al ringhio di Gattuso la marcatura del
        centrocampista, abile nell'infilarsi in corridoi impensabili e servire in
        mezzo. Il Depor assorbe, ribatte, mastica e digerisce, ma quando Kakà decide di
        mettere la firma, cede. La rete del brasiliano è bellissima: assist di Cafu
        dalla destra, stop e destro al volo dell'ex paulista dove Molina non può
        arrivare. Samba. Ritmo mantenuto negli spogliatoi.
        Scatta la ripresa ed è subito Sheva. Azione ubriacante quella dell'ucraino,
        abile nel destreggiarsi nei piccoli spazi: tunnel ad Andrade, Naybet bevuto
        d'un sorso e angolino sinistro. E' un Milan fantastico, inarrestabile e
        insaziabile. Kakà si ripete con una delizia delle sue, tiro nell'angolino
        sempre sinistro, Pirlo mette la semifinale in cassaforte con una punizione che
        Molina sfiora appena. Al Depor non resta che tentare la via di un gol pesante,
        ma è il Milan a esagerare. Basterebbe solo citare un assolo di uno
        straordinario Pirlo che recupera palla nella sua area, macina il campo con
        tocchi di classe e serve Inzaghi che di testa impegna Molina. Ce la mettono
        tutta i galiziani. Irureta mette Fran al posto di Ducher: più incisività e
        qualche preoccupazione per Dida, soprattutto quando Pandiani cerca la
        conclusione di testa, ma troppo centrale. Fuochi di paglia, mentre Serginho
        prende il posto di Pancaro. Entrano anche Manuel Pablo e Tristan, fuori Sergio
        e Luque, mentre Ancelotti toglie Inzaghi e Sheva per Ambrosini e Tomasson.
        Azioni diversive verso la semifinale. Olè e ola. Ma come non applaudire lo
        striscione dei tifosi spagnoli: "No al terrorismo". Chapeau.

      • Gość: :) Sheva riacciuffa il Chievo IP: *.oaza-dd.com 28.03.04, 21:24
        Incredibile a San Siro: il Milan pareggia 2-2 con i gialloblu recuperando dal 2-
        0. Nel primo tempo Sculli e Perrotta; Pirlo accorcia all'80', l'ucraino al
        97'! .
        Roba da infarto al Meazza: il Milan pareggia 2-2 con il Chievo dopo avere
        inseguito i veronesi per l'intera gara. Splendida la prestazione della squadra
        di Del Neri che nel primo tempo va in gol con Sculli e Perrotta. Ma nella
        ripresa, al 35', Pirlo accorcia e al 52' Shevchenko firma il 2-2. Poteva essere
        una breccia aperta nel campionato, invece i rossoneri, poco lucidi, stanchi e
        fumosi, richiudono il buco, anche se la Juve guadagna due punti. Ma è una
        giornata tutto sommato positiva grazie alla concomitante e clamorosa sconfitta
        interna della Roma che scivola a -11, con un derby da giocare.
        LE SQUADRE IN CAMPO - Basta con le esasperazioni del turnover. Al limite una
        piccola variante, anche se chiamarla piccola è eccessivo. In attacco, con
        Inzaghi, c'è infatti Tomasson, mentre Shevchenko si accomoda in panchina al
        fianco di Rui Costa, per la sesta volta consecutiva spettatore a bordo campo.
        Luigi Del Neri conferma il suo gruppo e, soprattutto, la sua idea di calcio: 4-
        4-2, nessun timore, pressing sugli avversari e gioco sulle fasce. L'ordine è:
        imbrigliate Pirlo, chiudete gli spazi a Pippo e Tomasson e aggredite.
        LA SFIDA - Infatti il Chievo gioca alto per inibire il modulo del Milan.
        Pressione sistematica su Pirlo, Perrotta e Baronio in raddoppio sui portatori
        di palla rossoneri Seedorf e Kakà, così il Milan fatica a inventare. E' questa
        la chiave della partita gialloblu. Insomma, il Chievo tarpa le ali per poi
        ripartire velocemente e ferire. L'errore del Milan, a parte la giornata no di
        Seedorf e gli errori elementari a centrocampo, è di tenere troppo la palla
        perdendosi in inutili fraseggi su cui irrompe puntualmente il Chievo. Il gol
        del vantaggio di Sculli né è l'esempio. Contropiede veloce di Luciano che
        crossa dalla sinistra, Cossato fa velo, Maldini abbocca e Sculli infila al volo
        alla sinistra di Dida.
        Un gol bellissimo, nella sua fattura. Sul fronte opposto non c'è da
        rallegrarsi. La staticità di Tomasson e Inzaghi è evidente, anche perché
        francobollati con razionalità. Se poi Superpippo fallisce gol a lui molto
        familiari, dribbling sul portiere e tiro alto, allora si capisce che qualcosa
        proprio non va. Appena Del Neri si accorge che Luciano inizia a tentennare a
        sinistra inverte i ruoli sulle fasce spostandolo a destra al posto di Semioli.
        Un'idea perfetta perché dalla destra nasce il raddoppio: Luciano lancia
        Perrotta che si beve Maldini e batte Dida per la seconda volta. Un 2-0
        ineccepibile che mostra i limiti difensivi ultimamente sottolineati dai
        rossoneri.
        Nella ripresa il Milan riparte da Rui Costa e Shevchenko che prendono il posto
        di Seedorf e Tomasson. Due cambi perfetti che però non modificano la sostanza.
        Anche se il Chievo arretra il suo baricentro, non molla le redini in difesa,
        pronta a ribattere ogni tentativo rossonero. Le intenzioni sono le stesse:
        infilare i rossoneri in contropiede, sfruttando gli spazi. La stanchezza
        obbliga poi Del Neri a togliere Luciano per Malagò che potrebbe chiudere la
        partita, mentre Ambrosini prende il posto di Gattuso. Rui e Sheva portano
        qualcosa di nuovo, ma a mancare sono gli affondi di Kakà e la poca
        concentrazione che porta Inzaghi a fallire di nuovo una buona occasione. Al
        35', in pieno forcing rossonero, Pirlo inventa un capolavoro con un tiro da
        trenta metri e nel concitato finale arriva il colpo di testa di Sheva: è il
        97', un sibilo che trafigge Marchegiani fuori dai pali. Una dimostrazione che
        dell'ucraino non si può fare a meno. E' proprio il suo anno; è proprio l'anno
        del Milan.
      • Gość: :) Sheva riacciuffa il Chievo IP: *.oaza-dd.com 28.03.04, 21:24
        Incredibile a San Siro: il Milan pareggia 2-2 con i gialloblu recuperando dal 2-
        0. Nel primo tempo Sculli e Perrotta; Pirlo accorcia all'80', l'ucraino al
        97'! .
        Roba da infarto al Meazza: il Milan pareggia 2-2 con il Chievo dopo avere
        inseguito i veronesi per l'intera gara. Splendida la prestazione della squadra
        di Del Neri che nel primo tempo va in gol con Sculli e Perrotta. Ma nella
        ripresa, al 35', Pirlo accorcia e al 52' Shevchenko firma il 2-2. Poteva essere
        una breccia aperta nel campionato, invece i rossoneri, poco lucidi, stanchi e
        fumosi, richiudono il buco, anche se la Juve guadagna due punti. Ma è una
        giornata tutto sommato positiva grazie alla concomitante e clamorosa sconfitta
        interna della Roma che scivola a -11, con un derby da giocare.
        LE SQUADRE IN CAMPO - Basta con le esasperazioni del turnover. Al limite una
        piccola variante, anche se chiamarla piccola è eccessivo. In attacco, con
        Inzaghi, c'è infatti Tomasson, mentre Shevchenko si accomoda in panchina al
        fianco di Rui Costa, per la sesta volta consecutiva spettatore a bordo campo.
        Luigi Del Neri conferma il suo gruppo e, soprattutto, la sua idea di calcio: 4-
        4-2, nessun timore, pressing sugli avversari e gioco sulle fasce. L'ordine è:
        imbrigliate Pirlo, chiudete gli spazi a Pippo e Tomasson e aggredite.
        LA SFIDA - Infatti il Chievo gioca alto per inibire il modulo del Milan.
        Pressione sistematica su Pirlo, Perrotta e Baronio in raddoppio sui portatori
        di palla rossoneri Seedorf e Kakà, così il Milan fatica a inventare. E' questa
        la chiave della partita gialloblu. Insomma, il Chievo tarpa le ali per poi
        ripartire velocemente e ferire. L'errore del Milan, a parte la giornata no di
        Seedorf e gli errori elementari a centrocampo, è di tenere troppo la palla
        perdendosi in inutili fraseggi su cui irrompe puntualmente il Chievo. Il gol
        del vantaggio di Sculli né è l'esempio. Contropiede veloce di Luciano che
        crossa dalla sinistra, Cossato fa velo, Maldini abbocca e Sculli infila al volo
        alla sinistra di Dida.
        Un gol bellissimo, nella sua fattura. Sul fronte opposto non c'è da
        rallegrarsi. La staticità di Tomasson e Inzaghi è evidente, anche perché
        francobollati con razionalità. Se poi Superpippo fallisce gol a lui molto
        familiari, dribbling sul portiere e tiro alto, allora si capisce che qualcosa
        proprio non va. Appena Del Neri si accorge che Luciano inizia a tentennare a
        sinistra inverte i ruoli sulle fasce spostandolo a destra al posto di Semioli.
        Un'idea perfetta perché dalla destra nasce il raddoppio: Luciano lancia
        Perrotta che si beve Maldini e batte Dida per la seconda volta. Un 2-0
        ineccepibile che mostra i limiti difensivi ultimamente sottolineati dai
        rossoneri.
        Nella ripresa il Milan riparte da Rui Costa e Shevchenko che prendono il posto
        di Seedorf e Tomasson. Due cambi perfetti che però non modificano la sostanza.
        Anche se il Chievo arretra il suo baricentro, non molla le redini in difesa,
        pronta a ribattere ogni tentativo rossonero. Le intenzioni sono le stesse:
        infilare i rossoneri in contropiede, sfruttando gli spazi. La stanchezza
        obbliga poi Del Neri a togliere Luciano per Malagò che potrebbe chiudere la
        partita, mentre Ambrosini prende il posto di Gattuso. Rui e Sheva portano
        qualcosa di nuovo, ma a mancare sono gli affondi di Kakà e la poca
        concentrazione che porta Inzaghi a fallire di nuovo una buona occasione. Al
        35', in pieno forcing rossonero, Pirlo inventa un capolavoro con un tiro da
        trenta metri e nel concitato finale arriva il colpo di testa di Sheva: è il
        97', un sibilo che trafigge Marchegiani fuori dai pali. Una dimostrazione che
        dell'ucraino non si può fare a meno. E' proprio il suo anno; è proprio l'anno
        del Milan.
      • Gość: :) Milan, ecco il piano scudetto IP: *.oaza-dd.com 01.04.04, 15:44
        A 7 giornate dal termine, i rossoneri possono gestire il vantaggio su Juve e
        Roma. L'obiettivo è arrivare allo scontro con i giallorossi con il titolo già
        vinto. Forse è giunto il momento di fare un po' di calcoli. Il Milan, 68 punti,
        a 630 minuti dalla fine del campionato, può contare su un cospicuo vantaggio
        sulle inseguitrici. Nove le lunghezze dalla Juventus, 11 quelle dalla Roma,
        senza però dimenticare che i giallorossi potrebbero accorciare vincendo il
        derby contro la Lazio, in programma il 14 aprile (ore 17). Gufano la Signora e
        la squadra di Capello. Gianluigi Buffon esalta i rossoneri e afferma. "Non
        prendiamoci in giro, il Milan lo scudetto lo ha già vinto". Idem i giocatori
        della Capitale.
        Paolo Maldini e Alessandro Costacurta, che di scudetti ne hanno vinti
        abbastanza e conoscono a perfezione le insidie della serie A, frenano.
        Zittiscono gli ottimisti di natura: lo scudetto si vince solo quando lo dirà
        l'aritmetica. Domenica trasferta a Modena, quindi l'Empoli in casa, poi doppia
        trasferta: a Siena e a Udine. A seguire il super macht di San Siro contro la
        Roma. Infine la Reggina a Reggio Calabria e il Brescia in casa. L'obiettivo
        primario, con i venti di Champions che tirano, è di arrivare allo scontro con
        Totti e compagni con un vantaggio tale da giocare con il diciassettesimo
        scudetto già cucito sulla maglia all'insegna dei più clamorosi record.
        Il pallino, in ogni caso, è solo nelle mani del Milan, nel senso che solo il
        Milan a questo punto può perdere il campionato. Servirà una concentrazione
        assoluta soprattutto da qui alla Roma, dovendo i rossoneri disputare tre
        partite di fila contro chi lotta per non retrocedere. Occhio poi all'Udinese,
        l'unica squadra, cioè, che ha sconfitto i rossoneri. Bisognerà poi vedere cosa
        saranno in grado di fare Juve e Roma che già nel prossimo turno dovranno
        rispettivamente vedersela fuori casa con Inter e Lecce. Con il dente avvelenato
        dei nerazzurri, che all'andata diedero una lezione di calcio ai bianconeri e
        che lottano per il quarto posto. Con il furore dei salentini che devono fare
        punti per allontanare lo spettro della retrocessione.
        Tornando ai campioni d'Europa, i rossoneri a Modena dovranno cancellare i dubbi
        sulla tenuta in campo, apparsa affannosa domenica contro il Chievo. A Milanello
        affermano che tutto procede bene, che la squadra fisicamente c'è. Sarà il
        Braglia l'ago della bilancia.
        Conviene quindi affidarsi alle parole del preparatore atletico del Milan,
        Daniele Tognaccini, per nulla preoccupato per il mezzo passo falso di domenica
        scorso. "Dal punto di vista atletico tutto lo staff è tranquillo, perché la
        squadra sta bene e l'ha dimostrato in ogni partita da gennaio ad oggi - ha
        dichiarato -. Penso che il Milan abbia buone risorse per proseguire alla grande
        fino alla fine. Forse potevamo temere un calo a gennaio o febbraio quando i
        carichi di lavoro obiettivamente sono stati molto pesanti e il gruppo ha svolto
        un grosso lavoro. Domenica in effetti c'è stato un calo generale, difficile da
        spiegare. Non siamo stati brillanti come sempre, ma non si è trattato di
        resistenza, visto come abbiamo ribaltato il risultato. Bisogna dare i giusti
        meriti al Chievo: la loro tattica non ci facilitava".
      • Gość: :) Milan a pezzi IP: *.oaza-dd.com 08.04.04, 15:53
        Quattro a zero. E’ passata la notte e ancora non ci credo. Fossi milanista,
        piangerei sino a Pasqua. Le pene del Real Madrid, la mortificazione
        dell’Arsenal, la scomparsa del Manchester, l’ecatombe di stelle che ha
        esaltato, sbeffeggiato e rimpicciolito questa pazza edizione della Champion
        League non hanno insegnato nulla. Le sole esperienze che contano nella vita
        sono quelle che bruciano sulla propria pelle. E da ieri sera la pelle del Milan
        è rovente come in un rogo, il cuore dei milanisti è sotto terra, nella storia
        di uno dei più grandi club del mondo entra una pagina nera, di ubriacatura, di
        avvilimento. Da 4-1 a 0-4. Ma sì, è roba di pallone, i drammi sono altri, ma
        ogni tanto anche per il pallone è giusto piangere. M’inteneriscono i tifosi
        assai più degli onnipotenti delle alte sfere che dettano la legge e le
        formazioni.
        L’incredibile, ammesso che nel calcio esista, si è verificato nel giro di
        quaranta minuti. Il più entusiasmante Milan dell’anno, quello che nella ripresa
        aveva seppellito di gol e di bellezza il Deportivo a San Siro, è stato
        cancellato, travolto, rovesciato. Come se non fosse mai esistito. La squadra
        più affascinante dell’annata europea si è umiliata da sé con errori infantili:
        da Maldini a Dida, sino a Nesta. Roba da incubo, per gente di quel calibro. E
        l’Europa della gloria e dei tanti quattrini è svanita in questo clima di totale
        oscuramento. Pensate, che beffa: il cammino verso la finale era stato ripulito
        degli ostacoli più grandi. Dilagava lo slogan: Milan, ora tocca a te, avanza da
        solo, sei il nostro Schumacher del calcio. Penso alla tanta gente rossonera che
        cercava sino a ieri Gelsenkirchen nella carta d’Europa e preparava la
        spedizione per la sfida di maggio. Meglio il Chelsea o il Monaco? Oddio che
        mazzata, che avvilimento. Il calcio, lo sappiamo, è capace di tutto. Ma qui,
        caro Milan, al di là del destino, deve esserci qualcosa di mostruosamente
        sbagliato: nelle menti, prima che nelle gambe, negli schemi, nella tattica.
        In un clima di delirio generale il Deportivo ha impostato la sua avventura su
        un calcio che definirei primordiale, fondato su uno spirito di combattimento
        dentro e fuori le regole. Il Milan lo ha subìto, in un crescendo di perplessità
        che è diventata passività ed è poi sconfinata nelle più atroce delle paure.
        Ieri sera persino Gattuso sembrava un agnellino al cospetto degli invasati
        lottatori ispirati da Irureta. Gol di Pandiani, gol di Valeron, gol di Luque.
        In quale anfratto dell’inferno sei finito, caro Milan? Il primo tempo si chiude
        e uno pensa: ora gli spagnoli scoppiano, ora il Milan comincia veramente a
        essere Milan.
        Ma per noi non era notte da eroi. O meglio: gli eroi stavano tutti dall’altra
        parte. Quando ho visto quel «pacchetto rossonero» al centro del campo impegnato
        in una sorta di giuramento, ho avuto un doppio pensiero: quello di una rimonta
        ancora possibile, ma anche quello di una vistosa recitazione volta a nascondere
        la grande paura.
        Se il primo tempo del Milan è stato un incubo, la ripresa è scivolata via nella
        pena. Il Deportivo non aveva la stessa grinta feroce, ma paradossalmente
        giocava meglio. E se il Milan del primo tempo aveva costruito almeno tre palle
        da gol, quello della ripresa è naufragato nell’inettitudine. Gli bastava
        segnare un gol per riportare il mondo dalla parte giusta. E invece il gol lo ha
        incassato. Unico brivido per gli spagnoli, un tiro di Rui Costa, che il
        portiere Molina ha cacciato fuori dall’angolo alto. Era l’ultimo gemito.
        Abbiamo sfiorato i supplementari. Che misera fine, dopo tanto trionfalismo.
        Anche noi siamo mortificati per aver visto naufragare nel nulla campioni
        celebrati su queste pagine, come l’eterno Maldini, il fuoriclasse Pirlo,
        l’indemoniato Seedord. Persino l’angelo Kaka era senza ali.
        La botta è micidiale. E adesso bisognerà vedere cosa significa questo trauma
        cerebrale per il campionato del Milan. E se la notte della paura si proietterà
        su quella che sembrerebbe una passerella finale verso lo scudetto. I punti di
        vantaggio sono tanti, ma dopo quanto è avvenuto ieri sera, non esistono più le
        passerelle: sono scomparse, seppellite come il Milan di La Coruña. L’ultimo
        brandello della nostra Europa è nella mani dell’Inter. Che il cielo di
        Marsiglia la protegga stasera.
      • Gość: :) Milan due, la Reggina si salva IP: *.oaza-dd.com 11.05.04, 14:56
        In un Granillo rutilante la Reggina conquista la sua vittoria più bella
        battendo un Milan svogliato, con le bollicine di champagne nella testa. Ma,
        soprattutto, conquista la salvezza con una giornata d'anticipo. Gli eroi si
        chiamano Di Michele e Cozza, firmatari dei due gol. Il primo segna dopo soli
        otto minuti con una girata brasiliana da cineteca; il capitano amaranto infila
        Abbiati con un potente rigore. Nella ripresa spazio a Sheva che blinda la sua
        posizione di leader nella classifica dei cannonieri con un delizioso colpo di
        testa. Praticamente una pagina scontata. Da una parte una Reggina al gran
        completo, dall'altra un Milan infarcito di riserve. Amaranto decisi a prendersi
        i tre punti in velocità, rossoneri blandi, cullati dal caldo sole dello
        Stretto.
        Ancelotti schiera in campo ben sette riserve (chiamiamole così), con Abbiati in
        porta, Simic e Kaladze laterali di difesa, poi un centrocampo inedito con
        Brocchi, Redondo, Ambrosini e Serginho e la coppia d'attacco Tomasson-Sheva. La
        vera variante, in verità, la regala come sempre il pubblico reggino,
        diplomatico e abile nel rendere omaggio ai neocampioni d'Italia. Quindi un
        copione scontato: Milan compassato e Reggina votata al pressing e alle azioni
        in velocità, contro una difesa rossonera spesso impreparata a reggerne l'urto.
        Nasce così il bellissimo vantaggio di Di Michele e il rigore, fallo di mano di
        Maldini, trasformato da Cozza.
        Nella ripresa il Milan avanza il suo baricentro, spinge un po' di più e
        accorcia con Sheva, gol numero 23 in campionato e 90 da quando è al Milan,
        proprio come Marco Van Basten. Un gol che coincide con un calo dei calabresi
        che si chiudono intimoriti nella loro trequarti, pressati da un Milan che non
        concede più nulla, per di più con la qualità di Seedorf subentrato a Brocchi.
        Camolese, preoccupato, toglie Stellone per Paredes, passando a un 5-4-1. I
        campioni d'Italia, pur dimezzati, dimostrano, insomma, che quando vogliono
        giocare non ce n'è più per nessuno. Ma, con una buona dose di altruismo, non
        affondano come saprebbero. Finisce fra applausi e delirio. Bellissimi quelli
        per Paolo Maldini, salutato da tutto il Granillo che lo rivuole in nazionale.

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    Nakarm Pajacyka