Gość: Krzys
IP: *.dialup.sprint-canada.net
13.10.03, 16:11
Dzisiejszy wloski dziennik www.repubblica.it donosi o pladze samobojst
amerykanskich zolnierzy w Iraku .Mowi sie o 26 udanych samobojstwach , w tym
12 przypadkami wciaz zajmuje sie policja wojskowa .Z powodu ciezkich stalych
zaburzen psychicznych do szpitali psychiatrycznych w USA na leczenie wyslano
juz 478 zolnierzy .Lzejsze przypadki leczone sa na miejscu w Iraku w
amerykanskich szpitalach wojskowych w tym kraju .Zolnierzy najczesciej
atakuje depresja kliniczna , jezeli choroba ma charakter utajony , to czesto
konczy sie samobojstwem .
Dzisiaj na minie w Iraku wylecial czolg transportowy Bradly M2. Ten typ
czolgu sluzy zarowno do walki ,jak i do transportu wojska ,moze przwozic 9
zolnierzy w tym 3 , to zaloga .Wyposazony jest w dzialo oraz w ciezki karabin
maszynowy.Wazy 25 ton .W wyniku eksplozji jeden zolnierz zginal ,a drugi jest
ranny .
We wloskim parlamencie toczy sie dyskusja o celowosci przebywania wloskiego
kontyngentu 3 tysiecy zolnierzy w Iraku .Wiekszosc partii twierdzi ,ze wloscy
zolnierze bez mandatu ONZ sa w Iraku tylko platnymi mordercami wynajetymi
przez ekipe Busha ,zadaja natychmiastowego powrotu wojska do kraju,
min. partia premiera Berlusconiego Forza Italia .Sprzeciwia sie temu wloski
minister obrony .
Zachecam do wejscia na strone wloskiej gazety ,gdzie jest sporo zdjec z
Iraku .
ESTERI
Almeno quattordici casi negli ultimi sette mesi
il picco dopo la dichiarazione della fine della guerra
L'esercito Usa ammette:
più suicidi tra i soldati in Iraq
I vertici delle forze armate mandano team di esperti
già 478 gli uomini rimpatriati per disturbi mentali
Aumenta lo stress al fronte
in Iraq più soldati suicidi
BAGHDAD - Il numero dei suicidi tra i soldati americani in Iraq è in
crescita. Secondo quanto riporta Usa Today l'esercito statunitense è
allarmato dall'aumento dei casi e ha istituito una commissione medica per
determinare se lo stress da combattimento e la lunga permanenza in Iraq
stanno contibuendo a creare situazioni di disagio maggiore.
Negli ultimi sette mesi sono almeno quattordici i soldati che si sono uccisi,
ma il numero non è certo, poiché su alcune morti, si parla di circa dodici,
si sta ancora investigando e l'esercito è restio ad ammettere che si tratti
di suicidi. Che altri casi vi rientrino o meno, il numero accertato è
comunque alto e porta, per il 2003, a una media di 17 suicidi ogni 100mila
militari, contro i nove ogni 100mila del 2002. Di solito la media
nell'esercito è più alta, 13 suicidi ogni 100mila soggetti, un dato che
rispecchia quello della popolazione statunitense della stessa fascia di età.
Il picco di suicidi c'è stato dopo il primo maggio, quando è stata dichiarata
la fine della guerra. E' probabile che uno dei fattori sia la lunghezza
dell'operazione, che i soldati Usa si aspettavano più breve e meno
pericolosa.
I vertici dell'esercito spronano comunque alla cautela, a non trarre facili
conclusioni da numeri che considerano ancora minimi, ma intanto lo scorso
mese hanno mandato un gruppo di psicologi, psichiatri, assistenti sociali,
guidati dal direttore del programma di prevenzione dei suicidi nell'esercito,
per vedere più chiaro nella storia.
Finora oltre 700 soldati sono stati invitati dall'equipe a parlare
liberamente dei loro problemi: "Gli esperti stanno verificando il grado di
stress delle truppe - riferisce il colonnello Cameron Ritchie, uno degli
psichiatri dell'esercito, di stanza a Bethesda - per capire come se la cavano
e se i principi di psichiatria al fronte funzionano".
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Sono già 478 i soldati rispediti a casa per problemi mentali. In altre
situazioni la maggior parte dei casi sarebbero stati curati sul posto, ma
l'esercito in Iraq non ha abbastanza medici specializzati per seguire tutti i
pazienti. "Le condizioni difficili in cui i soldati vivono, unite al
prolungamento delle operazioni, possono far peggiorare casi di depressione
latente - ammette il colonnello medico Ritchie - in una zona di guerra è
molto facile che un pensiero diventi subito azione, ci vuole così poco a
estrarre la pistola e puntarsela alla testa".
Sono morti in guerra, anche questi. Eppure per chi li deve piangere, se è
possibile, è anche peggio. L'ultimo soldato che si è ucciso, Corey Small, è
stato pianto nel suo paese, East Berlin, in Pensilvanya come un eroe. La
gente ha raccolto fondi per aiutare il figlio di 4 anni e la vedova, ma solo
fino a quando non si è saputo che non era morto in battaglia. La comunità
aveva deciso di intitolargli la locale caserma, ma adesso c'è chi,
soprattutto tra i soldati, vuole impedirlo.
(13 ottobre 2003)